30.08.2008 - Michele Annese In una Mostra del Cinema così scarna di film decenti non poteva mancare il capolavoro dell’indecenza. Il film di Namik Kabil non è soltanto noioso, riuscirebbe perfino a far annoiare chi ha vinto al superenalotto. A metà visione, l’unica attività rimasta allo spettatore e quella di contare le persone che abbandonano la sala o, se preferite contare le pecore, come probabilmente stavano facendo due o tre giornalisti di mezza età presenti in sala. Soporifero dunque, come soporifere sono le atmosfere della pellicola. La storia di due guardiani notturni in un salone di mobili in una Sarajevo di cui non vediamo che il palazzo di fronte al mobilificio. I personaggi risultano poco caratterizzati e si stenta decisamente a capire come i conati di vomito di uno dei protagonisti, interpretato da Vahidic Piralić, siano dettati dal pensare di essere “incinto”. Non succede praticamente nulla per tutto il film, la totale assenza di climax non genera però angoscia, ma un senso di incredulità nel vedere una comunissima scena quotidiana di due persone che non riescono nemmeno ad apparire matte. La colonna sonora (in totale composta da quattro note, non di più), non fa altro che rendere ancora più ridicolo il tutto. E’ vero che ultimamente i film dell’Europa dell’Est stanno andando per la maggiore, ma non basta la paternità, sebbene di un paese attualmente molto chiacchierato, a giustificarne la presenza in questa Mostra. |

Regia: Namik Kabil
Sceneggiatura: Namik Kabil
Scenografia: Sanja Džeba
Fotografia: Vladimir Trivić
Montaggio: Timur Makarević
Interpreti: Vahidic Piralić, Milan Pavlović, Haris Alić, Belma Lizde-Kurt, Mediha Musliović, Alban Ukaj, Armin Bajramović-Andrijanić, Namik Kabil
Produzione: SCCA pro.ba
Distribuzione: Shochiku Co., LTD
Bosnia-Herzegovina 2008
87’
Nella moderna Sarajevo assistiamo a tre giorni di lavoro di due guardiani di mobili. Il primo, Mahir, sposato da tre anni è convinto di essere “incinto”, dal momento che non riesce ad avere figli. Il secondo, Brizla, lo incontra quotidianamente per una partita. La monotonia della loro vita è spezzata da un abitante di una casa attigua al salone di mobili che scaglia una bottiglia dalla finestra richiamando l’attenzione di uno strano poliziotto.
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