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Inglourious Basterds - Bastardi senza gloria e il ritorno di Quentin


23.03.2010 - Michele Annese

Non è mai facile scrivere di Tarantino. Non lo è affatto. Chi segue il cinema, sa che Tarantino non fa film per il cinema, Tarantino è il cinema. Tarantino reinventa, reinterpreta, ma non replica, ricrea, proponendo un prodotto, il cui marchio del regista italo americano è assolutamente visibile, indissolubilmente saldato com’è ad ogni sua pellicola, ma assolutamente nuovo. Non c’è niente di già visto, eppure è un continuo rimando. I riferimenti ad altri film sono pane per i suoi denti, tuttavia i film a cui rivolge il suo sguardo sono sempre film di serie b, del trash italiano, di cui è profondo estimatore.

Non fa eccezione Inglourious basterds o, per dirla all’italiana Bastardi senza gloria, il film che qualcuno ha additato come il miglior film di Tarantino di sempre. Ispirato al quasi omonimo Inglorious Bastards (così fu tradotto all’estero il titolo del film italiano del 1977 di Enzo G. Castellari, Quel maledetto treno blindato), questo film rappresenta un ritorno del regista ai suoi antichi livelli.

Kill Bill aveva certamente solleticato il palato di coloro che aspettavano una nuova Pulp fiction, ma non era a quei livelli. Aveva certamente deluso le aspettative con Grindhouse – A prova di morte. Ma quando sono uscito dal cinema dopo aver visto Bastardi senza gloria, non solo avevo ritrovato il regista, ma avevo visto contemporaneamente decine di film. E’ un condensato di emozioni, di dialoghi, di immagini evocative. C’è la storia che viene massacrata, con la morte di Hitler, prima crivellato di colpi e poi lasciato bruciare in un cinema, c’è la capacità di tenere inchiodato lo spettatore i primi 20 minuti di film con il solo dialogo, c’è persino Cenerentola, quando il colonnello Hans Landa (Christoph Waltz:) invita l’attrice Bridget von Hammersmark (Diane Kruger) a provarsi la scarpetta. C’è anche della sana violenza, tratto caratterizzante della sua cinematografia. C’è, insomma, tutto il cinema Tarantiniano e non. Non mi sento di aggiungere altro se non, bentornato Quentin.

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