05.04.2010 - Luigi Ferrara Milioni di Mesdames Bovary nel mondo, in carne ed ossa, celluloide o sbalzate nelle pagine dei libri, hanno ben incise sul volto e nell’animo le cicatrici lasciate da una lama affilata: è il rasoio che squarcia il mondo che prima appariva ai loro occhi unitario e che conteneva tanto il principe azzurro quanto l’invecchiamento e la morte, tanto l’illusione quanto il calcolo statistico che la riduce a una (spesso piccola) percentuale che questa si avveri, tanto il sogno quanto la realtà. Li divide e li relega in due universi da tenere ben distinti, pena il risveglio tardivo, la vertigine, la morte. Già, ma come in molti altri casi la prospettiva può cambiare e portare con sé cambiamenti sensibili all’oggetto: avevamo ragione prima di disilluderci, quando vedevamo tutto attraverso l’occhio largo che include al quotidiano le nostre aspirazioni più fanciullesche, che non glissa sui particolari meno obbedienti alla logica dell’utile.
Chi è Amélie agli occhi di chi la vita la vive da assennatamente? E’ una ragazza che rischia di cadere nel baratro, che non si rende conto di quanto rischioso sia il non mettere le mani avanti, il non munirsi di corazza in attesa di quel giorno fatale in cui il vetro si infrangerà e manderà in pezzi l’unità fra fantasia e realtà. E’ sola, non prova attrazione sessuale (e ciò non dà alla solitudine la prospettiva di soluzione), è toccata dalla tragedia comune e terribile della morte di un genitore, sente su di sé l’onere di dover raddrizzare le storture del mondo: quanto bisognerà aspettare prima che tutto questo crolli? Eppure il non saper rinunciare al fantastico è l’ancora di salvezza di Amélie. E sentire riempirsi il cuore vedendo che almeno sullo schermo il non rifugiarsi dietro un pessimismo preventivo vada a buon fine salva forse anche noi. |

La giovane Ameliè Poulain abita in un piccolo appartamento parigino, godendo di piccoli piaceri quotidiani, come tirare i sassi sul ruscello o rompere il guscio di zucchero del suo dolce preferito. Fin quando la notte del 30 agosto 1997, la fanciulla ritrova nella sua casa una scatola di latta piena di oggetti appartenuti a un bambino. Quest’insolita scoperta le apre gli occhi su quello che è il suo destino: aiutare le persone a rendere migliore la propria vita. Inizia così a raccontare a un cieco cosa sono i colori o a far viaggiare lo gnomo del giardino di suo padre. Mentre è presa però dall'altrui felicità la giovane fanciulla si rende conto di essere sola. E di non essersi mai presa cura di sè. Grazie all'amore del bizzarro ruba-foto Nino e alla meraviglia della vita la fanciulla scoprirà che la felicità l'attende...
Regia: Jean-Pierre Jeunet
Sceneggiatura: Guillaume Laurant
Interpreti: Audrey Tautou, Mathieu Kassovitz, Ruphus, Lorella Cravotta, Serge Merlin, Jamel Debbouze
Fotografia: Bruno Delbonnel
Musiche: Yann Tiersen
Francia/Germania 2001,
120min
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