18.04.2010 - Alessandro Riva Ho iniziato ad ascoltare questo disco con la pazienza di chi aspetta che accada qualcosa di bello da riportare a casa…qualcosa di bello da canticchiare o da lasciare nei pensieri quando si ha voglia di emozionarsi…ho ascoltato e ho aspettato. E questo qualcosa è arrivato, anzi, molto più che qualcosa. I sapori dei sonagli a giocattolo, i rumori della festa del vecchio quartiere, dei giganti sui trampoli, di un circo e di una carovana di maghi e giullari, mangiatori di fuoco e tutto quel che possa completare il quadretto…anche se, in fondo, il buon Vinicio Capossela a questi quadretti ci ha abituato da tempo. Zibba ci fa vivere tutto questo e altro ancora, spazzolando la tradizione di un cantautorato frizzante e colorato, sperimentando con arrangiamenti mai invasivi ma dettagliati e di buon mestiere, ma anche stancandoci, forse a tratti, costringendoci a saltare da un genere ad un altro senza mai abbandonare troppo un filo conduttore comune. Una cura per il freddo: ecco cosa cerca il cantautore ligure e ce lo racconta con i colori che trova strada facendo…senza inventare niente che sappia di plastica e di confezionato. Davvero interessante la produzione, ed altrettanto curiosa l’idea di legare le storie/canzoni di questo disco da tracce invisibili e ben distinte in cui la “vita” continua a scorrere, pura e semplice per quel che è. Ora fischi, ora voci di strada e passi sulla ghiaia, amici in sottofondo e versi recitati, è così che il disco scorre senza interruzioni e silenzi. Gioca Zibba, gioca con le parole, testi ben curati e metaforici, figure ad interpretare le sensazioni incastonate nelle melodie che a tratti sembrano conosciute ma forse è quel dannato effetto che procura una canzone che funziona fin dai primi ascolti. In questo andirivieni di generi, atmosfere circensi e melodie inattese, sono due i passaggi che mi piacerebbe sottolineare: Scalinata Donegato, una canzone fuori dai sapori di tutto il disco e lo fa con classe e quella semplice vena cantautorale intima, viaggiante, quasi primaverile ricca di quella brezza che accarezza un prato in una giornata di sole, forse è Domenica e poi una voce, quella di Zibba ovviamente, che sovrasta con cura e dettaglio le chitarre e i loro arpeggi e lo fa per sussurrare una storia di vita, forse personale dell’autore. Strano il finale, inaspettato anch’esso…forse troppo, quasi che rompa in mille pezzi la tranquillità del viaggio che avevamo intrapreso. E poi ancora il brano Rockenrol: a sentirlo da solo sfido chiunque a prevederlo nella track list di un disco simile. Forse come dice il titolo vuole essere un omaggio al rock’n Roll, un rullante protagonista in una storia in cui i dettami metropolitani sono quelli classici da cui, questa volta, si cerca di sfuggire: droga, sesso e rockenrol (appunto). Una Cura per il Freddo: un disco che si lascia sentire e sentire ancora, vuole essere scoperto perché ricco di dettagli…ottima produzione…anche se qualcuno potrebbe sentirsi scomodo nel saltare da un “genere” ad un altro, qualcuno potrebbe storcere appena il naso nel sentire melodie a volte davvero troppo vicine a successi di altri nomi…ma cosa importa? Che parlino e che facciano le loro stupide gare di somiglianze. Un disco del genere lascia poco spazio alle chiacchiere…opera di tutto rispetto con i pregi e i difetti di qualcosa che sia genuino come genuina è l’anima di un artista che ha saputo confezionarla. |
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Zibba e Almalibre
Una cura per il freddo
Mahllamore
Ordine e Gioia
Una Parola, Illumina
La Saga di Antonio
Ammami
Dauntaun
Bon Voyage
Scalinata Donegato
L'odore dei Treni
Soffia Leggero
Rockenrol
Tutto è Casa Mia /Soffia Leggero swing reprise
Una Parte di Te
Quattro Notti
Dove Vanno a Riposare le Api
Etichetta: VOLUME!
Edizioni: UNIVERSAL MUSIC ITALIA S.R.L. - CRAMPS MUSIC
Distribuzione: CNI
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