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Hooligans-teppisti: quando il calcio … arriva dritto in faccia!


20.04.2010 - Andrea Barboni

John e Trevor sono due poliziotti. Dopo anni di “servizievole” gavetta, vengono proposti per un nuovo tipo di incarico,infiltrarsi tra le squadriglie di holligans che perseguitano la città,per indagare ed arrivare ai mandanti di molti scontri sanguinosi che hanno gettato il terrore sulla città.Tutto sembra andare per il meglio dopo le prime difficoltà di inserimento, ma poi la “malattia” del calcio inizia a farsi largo, portandoli in una realtà che, molto presto, si dimostra terribile e senza via d’uscita. Il mondo del calcio è visto da una prospettiva del tutto esterna allo sport fine a se stesso, tant’è che, per tutto il film, le partite sono solo immaginate.

Hooligans-teppisti, è un film che fa riferimento al mondo dei tifosi, se così possiamo chiamarli,certo, sarebbe più giusto, identificarli con termini molto più vicini al mondo della malavita piuttosto che a quello del calcio. Il regista Philip Davis si ferma molto sull’influenza psicologica che può diffondersi tra i gruppi di tifosi. Un grande senso del “branco”,nel quale, ogni individuo, prende coscienza della propria forza grazie alla presenza dell’altro, un’aggregazione che sfocia, però, nella violenza più triste e deprimente. Il profilo psicologico del protagonista,John, è preso di mira per tutto il film. Si nota, con il trascorrere dei minuti, il continuo cambiamento al quale il protagonista cede senza rendersene effettivamente conto.

Una disgregazione della propria personalità che, lo trascina con violenza in un mondo a lui sconosciuto, un mondo che lo fa diventare cacciatore di se stesso, alla ricerca di un capo carismatico che ben presto scopre essere lui stesso. Nonostante i rimproveri di chi lo circonda, John, si ritrova inconsapevolmente a vivere la vita dell’hooligan, entrando in una spirale di auto convincimento che lo porterà alla distruzione totale della propria personalità. L’Inghilterra, per anni, fu vittima degli hooligans che, terrorizzando l’intero paese, non smettevano comunque di ricevere consensi dalle nuove generazioni. E’ palese come il regista voglia,attraverso il film, dimostrare l’incredibile mancanza di punti di riferimento per i molti “supporter”.

Scendere nel profondo di questa realtà, ci aiuta a capire come il potere della manipolazione sia semplice da utilizzare e da nascondere, le violenze diventano specchi per le allodole che deviano anche lo sguardo dei più audaci. Il calcio è sport, non è politica e non è guerra,come sport deve divertire e appassionare. Nascondersi dietro di esso per dar sfogo alle proprie pulsioni di aggressività e violenza dimostra la grande insicurezza insita in ognuno di noi. John rappresenta migliaia di tifosi, di ieri e di oggi, vittime delle proprie insicurezze, che cercano conferme in ciò che li fa sentire onnipotenti, il “branco”.

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