15.05.2010 - Diana Milea La poesia visiva cerca non solamente nuovi codici di comunicazione, ma anche nuovi canali di diffusione. E deve necessariamente e progressivamente tendere a trasformare i propri mezzi in quelli della comunicazione di massa, fino ad impadronirsene per trasformare con essi la società stessa. In questo la fotografia è stata fondamentale. Man Ray è uno dei fondatori della sezione Dada di New York nel 1917, nel 1921 si reca a Parigi dove entra in contatto con il gruppo dei Surrealisti. In un primo tempo pittore, abbraccerà le notevoli potenzialità della macchina fotografica. Mapplethorpe frequenta l’ambiente omosessuale della New York anni ’70, nel 1968 conosce la cantante Patty Smith con la quale si trasferisce nel Chelsea Hotel di Manhattan. Mentre all’inizio crea soltanto montaggi con materiale fotografico di repertorio, nel 1972 inizia a fotografare con una Polaroid. Entrambi si dedicano al nudo. Quello di Man Ray è il corpo surrealista, che dalla psicoanalisi trae l’attenzione per la sessualità, di cui fa un vessillo di nuova libertà morale e di comportamento. Il corpo non è più proprio, individuale, ma può essere modificato esso stesso, cambiato, ricostruito, vestito d’altri panni. Il gioco surrealista del cadavere squisito, l’assemblaggio, la tecnica della solarizzazione e del fotomontaggio si evolvono, i corpi vengono esposti con la loro carica sensuale, vitale e violenta con brutale sincerità. |

Man Ray- Mapplethorpe.
Doppia personale.
Fondazione Marconi, via Tadino 15, Milano
21 marzo/13 giugno 2010
Ingresso libero
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