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Scolpire il buio


12.05.2010 - Simone Artibani

Passi veloci rimbombano sull’asfalto di via Crescenzio, al civico 43, un cartello nero richiama l’attenzione dei passanti: ECLISSI, mostra fotografica di Marco Appugliese.
Una serie di piccole candele, poste sul pavimento, formano un percorso che conduce all’ingresso della mostra.

La sede è quella della UET, la scuola universitaria europea per il turismo. Un corridoio si distende davanti all’entrata, qui ci si può soffermare sulle fotografie appese al muro.
La paura era quella di trovare le solite immagini, i soliti paesaggi, i soliti oggetti osservati sotto nuovi punti di vista; ritratti classici, insomma quelle foto che riempiono l’immaginario comune e le centinaia di blog e siti su internet.
Questa volta, però, si resta sorpresi. Non è la solita fotografia bensì una vera e propria foto-grafia,
che conduce chi guarda ad un tuffo nei propri pensieri, restandone sommerso.

È così, è proprio così. Marco Appugliese, fotografo professionista e giornalista pubblicista, classe 1959, con la sua mostra “Eclissi”ci mostra un particolare modo di utilizzare la luce nella fotografia. Essa è il suo scalpello, una donna vestita di buio il suo marmo.
Sul muro sono esposte (e lo saranno fino al 31 Luglio 2010) 28 fotografie, 28 ritratti di donna, 28 “sculture di luce”.
Stampe in bianco e nero su carta politanata da pellicola negativa: il metodo classico. La novità sta nel modo in cui Appugliese scolpisce con luminosissimi fasci di luce parti del corpo, creando un incredibile e affascinante gioco di linee morbide e nitide.

Sull’enorme palcoscenico buio, delimitato dai bordi imposti dalla carta fotografica, danzano armoniosi questi tratti che, nell’insieme, compongono elegantissime silhouettes di donne a cui non riusciamo ad attribuire un volto. La scelta voluta di non illuminare, quindi di non rendere perfettamente chiari, i volti delle donne crea un’interessantissima immedesimazione, che dura qualche secondo, nelle figure ritratte.

Le foto scattate in pellicola restano senza dubbio una scelta molto azzeccata che porta con sé una vera e propria ventata nostalgica di sapiente maestria tecnica (sviluppo e stampa che il digitale sta dissolvendo) e una qualità senza confronto.
Una piccola critica, però, va fatta sul tipo d’esposizione che, non rende completamente giustizia alle foto esposte, aggredite da violenti riflessi di luce.

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