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She Devil presenta Balla di Laura Fratangelo


31.05.2010 - Valeria Fratangelo

Intro

L’impatto visivo che un film può avere è la spiegazione di un fatto, di un avvenimento, di una storia o semplicemente di una sensazione che il regista ha vissuto o può aver avuto. Un corto no. Un corto deve necessariamente esprimere, in poche battute, fotogrammi, immagini, tutto quello che il regista di un lungometraggio può fare anche in diverse ore. Da quattro anni a questa parte lo Studio Stefania Miscetti coraggiosamente, ma anche meticolosamente e con cognizione di causa, presenta una rassegna video dal titolo She Devil. Questa esposizione, che prende il nome da una eroina della Marvel, si propone di indagare il quotidiano come un'esperienza tutta al femminile, affrontando temi quali il corpo come agorà di rappresentazione dell’io o la semplice identità femminile.

Dal 12 febbraio e fino al 6 marzo di quest’anno si è tenuta , presso lo stesso studio Stefania Miscetti, in via delle Mantellate 14, questa rassegna gratuita. Fra i vari corti proposti colpisce particolarmente quello forse più semplice, ma sicuramente più significativo: Laura Fratangelo presenta il suo primo cortometraggio intitolato Balla, di cui, la sorella dell’autrice, Valeria, ha voluto dare una sua interpretazione.

Michele Annese

Il video è una “danza” che unisce un corpo in crescita a quello rigido di una bambola e a quello rotante di un carrillon. Il rito della danza esprime pienamente la delicatezza e l’eleganza propria delle movenze di un corpo femminile. Il ballo ha continuità nell’alternarsi delle scene, nelle quali le realtà che si incrociano sono tre, ma di esse una sola è quella portante: il corpo vivo, quello che si muove con la propria forza e che costituisce il motore della danza per l’oggetto morto. Oltre a essere l’unico corpo reale, è anche il solo a mostrarsi in crescita e a subire delle lente trasformazioni. E’ la fase di crescita di una bambina che inizia a guardarsi con occhi diversi, cercando nella propria fisicità la bellezza di una donna.

La sua forma fisica non è ancora del tutto definita, ma ciò non le impedisce di esprimere a pieno il proprio desiderio di sentirsi donna. Ciò si percepisce dagli atteggiamenti che assume mentre è intenta a insegnare le mosse di un balletto alla bambola, forzandone i movimenti degli arti nelle varie posizioni. La bambola costituisce per lei un corpo inerme, facile da dirigere, e ciò rende più vero l’istinto materno che si percepisce, quel senso di protezione nei confronti della bambola, che traspare da ogni suo gesto e sguardo. Il vestito nero di seta accentua l’aria da adulta conferitale già dalla propria gestualità; vestito che scompare però sotto il getto d’acqua. E’ qui, sotto la doccia, che torna la fragilità e l’innocenza di una bimba, che torna a perdere il senso del pudore danzando con naturalezza, stretta alla sua bambola.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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