30.08.2008 - Andrea Pirrello Comincia a essere un problema restare svegli durante le proiezioni delle 9.00. Vinyan di Fabice du Welz, anche nelle premesse, si rivela un film privo di utilità. La banalità della trama è evidente dall'inizio della storia, quando i due genitori decidono di andare a cercare il figlio scomparso perché la madre crede di averlo visto in un video girato in Thailandia. La follia dell'intento e del personaggio della madre (interpretato da Emmanuelle Beart) è inequivocabile, ed è chiaro anche a cosa porterà. Assente il dramma della distruzione del territorio, superficiale l'accenno alle condizioni di vita della popolazione Thailandese; il film si concentra esclusivamente sulla progressiva deriva dei due genitori e sull'ossessiva ricerca di un fantasma. La follia è il punto di partenza e il punto di arrivo. I due protagonisti si ritroveranno alla fine del film in una specie di micro-società primitiva di bambini, che ricorda vagamente Il signore delle mosche o Apocalypse now (perdonatemi il sacrilego riferimento). La donna viene letteralmente integrata e fagocitata da questo nuovo ordine di cose. |

Regia: Fabice du Welz
Sceneggiatura: Fabice du Welz
Fotografia: Benait Debie
Montaggio: Colin Manie
Scenografia: Arin Pinijvararak
Interpreti: Rufus Sewel
Produzione: The Film
Distribuzione: Wild Bunch
Francia/Regno Unito/Belgio 2008
95'
Incapaci di accettare la perdita del figlio nello tsunami del 2005, Janne e Paul decidono di rimanere a Phuket. Un video che sembra riprendere il bambino ancora vivo in Thailandia fa nascere nuove speranze nella coppia che decide di iniziare le ricerche affidandosi ad alcuni malavitosi del posto.
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