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Ve possino! Il TG


15.05.2010 - Michele Annese

"Cristo è stato trattato da rifiuto, e lo è stato infatti. Poi lo hanno fatto diventare glabro, biondo, con gli occhi azzurri...in fondo faceva i miracoli, lui"

 E’ questo quello che dice una straordinaria Maria Concetta Liotta interpretando quella che nel plot viene indicata come “L’ombra”, laddove è chiaro che, chiunque abbia visto negli ultimi tempi almeno un telegiornale, non fatichi a riconoscere una sorta di fantasma del trans Brenda coinvolto nel caso Marrazzo.

Ma facciamo un passo indietro. Il Piccolo Teatro Campo d’Arte è sito proprio dietro Campo de’ Fiori a Roma. Appena entrati, sulla sinistra, c’è una piccola scala che porta nel sottosuolo. Qui le sedie ammucchiate e la minuscola platea sono praticamente sulla scena, sì sulla scena perché il palco non c’è. Il posto è così piccolo che gli attori puoi praticamente toccarli, recitare con loro. Alcuni presenti mangiano panini e l’atmosfera sa più di una rimpatriata fra amici che di uno spettacolo teatrale, il tutto in perfetta sintonia con il clima di sperimentazione per il quale è noto il Piccolo Teatro.

L’idea balzana è quella di un telegiornale a teatro, e il fatto di essere in così pochi ad assistervi sembra la perfetta metafora di come, ormai in pochi, possano carpire la veridicità delle notizie e scovare la follia imperante dei nostri giorni. Un uomo entra in scena e si libera di alcune corde che lo hanno forse reso finora schiavo di qualcuno. E’ Felicetto Spazzolari il primo schizofrenico conduttore di questo folle TG, interpretato da Fabio Filosofi del Ferro, autore di VE POSSINO!!! IL TG. Ad affiancarlo nella conduzione Andrea Zanacchi nel ruolo di Marilystreepgay, talmente bravo da indurci a dubitare della sua vera natura. Di qui in poi i vari servizi che si susseguono fanno terra bruciata di tutti gli aspetti dell’informazione italiana, dall’esasperante invasività dei reality nei vari tiggì, al particolare strettamente umano dell’assurdità di portare una croce al collo imbastita di brillantini. La scuola, dalle elementari alle università, l’insensibilità del giornalismo di guerra e persino l’invasione cinese, i cui negozi riempiono le strade con prodotti la cui provenienza e certificazione resta incerta.

Ma più che i fatti in sé, preme analizzare gli interpreti, magistralmente diretti da Gianni Licata, a cominciare da Luca Millesi, Eleonora De Longis a cui sono affidate le parti dei personaggi più crudi e cattivi, Ilenia Cerioni, già magnifica interprete di Cenerentolà, Walter Ceci, interprete degli aspetti più comici e folkloristici della messa in scena e la sua antitesi, Maria Concetta Liotta, l’aspetto drammatico della rappresentazione, il cui dolore è tangibile e sembra andare davvero oltre la recitazione.

La morte insensata e misteriosa del povero Felicetto, nel finale, rappresenta forse la morte del giornalismo italiano? O più semplicemente della libertà di opinione? Della libera informazione? Non è facile capirlo, probabilmente rappresenta tutto questo ed altro ancora, una cosa è certa che della schiavitù in cui cercano di relegare il nostro libero arbitrio ci si può liberare, come dimostra la resurrezione dello stesso Felicetto, che ritorna in vita per liberare gli altri  burattini, asserviti alla mala informazione.

 

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