articolo

Uscire dal personaggio e ritrovare sé stessi - Pane e Tulipani


24.05.2010 - Giordana Guerriero

La vita sa essere soverchiante, con il suo incedere costante, sempre e comunque, trascinandoci spesso in un circolo infinito di responsabilità e doveri, aspettative (degli altri) e posizioni nel panorama sociale, fino a farci dimenticare chi siamo, cosa volevamo e dove vorremmo essere.

Nel suo essere donna, la protagonista di Pane e Tulipani fa solo quanto gli altri si aspettano costantemente da lei: è moglie, madre e casalinga, fa le pulizie, prepara i pasti e ignora i tradimenti del marito. Nel suo adempiere ai doveri è esemplare.

Fino a quando non viene abbandonata all’autogrill dal pullman della gita organizzata a cui stava partecipando con tutta la famiglia. Lì avviene il suo lento risveglio di donna libera con desideri e volontà propri.

Sarebbe fin troppo ovvio dilungarsi a descrivere il ruolo della donna in una società ancora troppo patriarcale e maschilista, in cui la figura femminile spesso viene delegata, come in un film, a ruoli marginali e di scarso rilievo, ruoli dove non conta nemmeno l’interpretazione per quanto sono irrilevanti. No, Pane e Tulipani non racconta questo, racconta di come sia facile accettare di vivere la propria vita secondo criteri stabiliti da altri, e di come questo accada più facilmente a una donna, geneticamente custode del focolare e pronta a mettere i propri desideri dopo la famiglia.

Come un uccellino in gabbia che si sveglia un giorno con lo sportellino della gabbia aperto, prima diffidente e poi pronto a spiccare il volo verso la libertà, così una donna serrata ai suoi obblighi prende piano piano il controllo della propria vita, assaporando nuovamente il gusto inconfondibile e irrinunciabile della libertà.

Evviva!

articolo precedente| torna indietro | segnala articolo | permalink | social bookmark | versione stampa | sezione superiore | articolo successivo