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Quando la musica nasce dal cuore e arriva nelle mani


19.05.2010 - Andrea Barboni

 Prendete la professionalità e la tecnica dei grandi chitarristi. Versateci sopra un fingerpicking di eccellente fattura. Infine una bella spruzzata di emozionalità e sentimento, ecco che prende vita Simone Agostini, un giovanissimo, classe 1981, musicista abruzzese che con la sua musica sta impressionando l’Italia e grande parte dell’Europa.
Quella di Simone è una musica sicuramente da “intenditori”, ovvio che la musica, è musica per tutti, ma sicuramente, gli “addetti ai lavori” riescono ad apprezzare al meglio le grandissime capacità artistico – compositive di questo piccolo – grande artista.

Con il suo disco d’esordio, “Green”, Simone Agostini ha lasciato il segno, è uno dei pochi artisti nel mondo ( e vi giuro che si contano sulle dita di una mano) che è riuscito a realizzare un disco di sola chitarra acustica, senza farne un lavoro noioso e ripetitivo.
La sua musica si rifà alle grandi armonie acustiche di Tommy Emmanuel, uno dei più grandi in questo genere, Simone, con la sua musica, riesce a trasportare l’ascoltatore, a coinvolgerlo. Se si chiudono gli occhi per un momento, mentre si ascolta qualche traccia, sembra quasi di essere a pochi metri da una sua esibizione live. Fantastico.

Il disco si apre con una traccia molto interessante, “L’Enchantament du Phare” , Simone da mostra di una tecnica incontestabile, le atmosfere ricreate suonano, un po’, come da colonna sonora, forse di qualche film drammatico, dove il protagonista è barcamenato in qualche scelta importante. Ma la traccia colpisce, l’unico difetto forse è la ripetitività delle ritmiche, aspetto comunque marginale rispetto alla grande fattura del pezzo.
Un’altra traccia, molto interessante, anzi, la più bella del disco a mio avviso, A25, una canzone dove tutte le tecniche trovano spazio, formando un’atmosfera armoniosa e trascinante. Le armoniche prese “al volo” stupiscono, anche chi non sa nemmeno cosa siano realmente. Dopo i primi trenta secondi della canzone, ci si inizia a chiedere, quante siano le chitarre a suonare, poi si è costretti a realizzare che, in realtà, è una sola, ma suonata molto bene.
Altro pezzo meritevole di attenzioni è “Wait for May”, la canzone che rivendica al meglio il titolo dell’intero album, una canzone che porta con se un grande senso di serenità, nella migliore tradizione dell’amatissimo Tommy Emmanuel.

Simone Agostini è, veramente, un’artista a tutto tondo, non lascia spazio a troppe critiche, proprio perché si sente come la sua musica arrivi direttamente dal cuore, e da una grandissima passione per lo strumento che “abbraccia”. Un piccolissimo difetto forse è la lunghezza eccessiva di alcune tracce, ma, nonostante tutto, “Green” è un album meritevole di attenzioni.

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