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Da Faber a Battiato: la musica d'autore esiste ancora


30.05.2010 - Francesco Bizzarri

Il panorama musicale italiano non offre mai un granché. Chi ha voglia di qualcosa di nuovo, di assaporare un qualcosa d'Elitario deve saper cercare, deve avere coraggio e “spulciare” il campo underground e meno commerciale. E li si trova una scena del tutto sconosciuta, una terra poco battuta ricca di personaggi ricchi di estrosità e capacità musicale.
Come Nicodemo, pseudonimo di Nicola Pellegrino, cantautore campano particolare per il suo mestiere, di certo non così in voga nel nostro Paese. Ci presenta la sua ultima opera “In due corpi”(“La fabbrica” / RAI Trade), uscita il 19 aprile in digital su I-tunes e registrata dopo otto lunghi mesi di lavoro in studio di registrazione.

L'album contiene dieci tracce, impreziosite da partecipazioni e collaborazioni con artisti di un certo calibro come Andy dei Bluvertigo ( “Le pareti”), Carmelo Pipitone “from” Marta sui Tubi (“Opto per la radio”), Sarah dal gruppo interamente femminile delle Diva Scarlet (“Autunno”). In più, se ciò detto prima non bastava a rendere il disco più spettacolare possibile, è arrivato anche l'aiuto di qualche nome della scena jazz italiana, come Giampiero Virtuoso, Julian Mazzariello, Jerry Popolo e Tommaso Scannapieco.

                       

L'atmosfera, sin dalla prima canzone, rende chi la respira totalmente preso e coinvolto: ”Le pareti” si presenta proprio così. Ritmo cadenzato, quasi da carillon, con una voce profonda e testo surreale, ma che rimane subito in testa dopo un paio di ascolti. In definitiva una buona canzone, un buon inizio. Poi è la volta di “Alice dorme”, il secondo pezzo che a mio modesto avviso risulta “ansioso”, con un ritmo musicale e vocale scandito in maniera troppo lenta anche se accompagnato da una batteria sostenuta.
Chi ascolta l'intero album, lo divora traccia dopo traccia finché arriva alla nove: “Autunno” con la collaborazione vocale molto interessante di Sarah. Una canzone bellissima, la migliore sicuramente dell'intera opera, anche se nel ritornello ricorda un po' lo stile “baustelliano” della voce maschile e femminile che si sovrappongono.
E poi, tra democristiani, riflessioni che allucinano, cose da cambiare i testi sono veramente impegnativi, un particolare da mettere in evidenza visto che di vere poesie musicali non se ne sentono più in giro.

E ancora, Nicodemo ha scelto una copertina dell'album molto attinente a quello che è il suo stile: chi avrà la fortuna di osservarla rimanderà la sua mente e le sue conoscenze a quei quadri surrealisti che potevano essere di Dalì come di Mirò.
In definitiva, un artista a tutti gli effetti, di cui il nostro Paese ha bisogno. Ma anche un musicista d'altri tempi, che alla musica italiana serve come il pane se vuole risollevarsi dal momento più buio.

“Lo spettacolo è finito e i suonatori se ne vanno..”

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