14.06.2010 - Monia Raffi Prima che per i film stessi, Hollywood ha conosciuto la fama per i suoi protagonisti: una fucina d’attori che la magia del cinema aveva trasformato in vere e proprie divinità dell’epoca moderna. Nell’ordine del tempo, Marlon Brando è stato probabilmente l’ultimo attore ad incarnare in pieno tale modello: ha conosciuto il tempo della fama e della bellezza, quello dell’eccesso e dell’eccentricità fino all’ora del declino che, come storia vuole, consacra l’uomo a mito di celluloide. Il segno rappresentativo di Marlon Brando non risiede quindi nell’avvenente giovanotto in jeans e maglietta, ma in ciò che lo ha da sempre contraddistinto, un fascino puro che, parafrasando Deleuze, non risiede nella persona ma nella cifra delle personalità che l’individuo può contenere: Brando, da autentico ultimo divo, è stato capace di racchiuderle tutte. Se ne è servito per poi perire, come le mitiche icone della Hollywood dei tempi d’oro, schiacciato dal peso della molteplicità degli esseri che lo hanno abitato. |

MARLON BRANDO
Omaha, 3 aprile 1924 – Los Angeles, 1 luglio 2004

Nelle vesti del memorabile Don Vito Corleone de Il Padrino, di Francis Ford Coppola (1972)

In Ultimo Tango a Parigi, regia di Bernardo Bertolucci (1972)
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