14.06.2010 - Andrea Zanacchi Quando si deve scrivere di un film basta lasciar parlare le emozioni, ma quando si parla di persone, la cosa diventa più complessa. Per descrivere un’icona come James Dean si può cadere facilmente in errore, confondere i racconti che circolano intorno alla sua figura con la realtà e ottenere come risultato lo stereotipo del ribelle. Ma James Dean, divenuto per la sua tragica fine l’icona di intere generazioni di giovani, nascondeva dietro quello sguardo torvo un’anima fragile. Mosso da una costante irrequietezza, trovò nella recitazione un linguaggio naturale con cui dar voce ad un dolore che si portava dietro dall’infanzia. Il connubio Bello e Dannato in James Dean non è il risultato di uno studio pubblicitario, è l’essenza, probabilmente, del suo talento. Ad esempio il conflitto che ebbe con il padre lo ha segnato per un’intera vita, e trovò sfogo nella famosa sequenza di Gioventù bruciata, in cui si avventa con violenza sul personaggio che interpreta il ruolo del padre nella pellicola cinematografica. Ma si sa, la macchina produttrice hollywoodiana non da spazio ai sentimentalismi, se non in scena. |

JAMES DEAN
Marion, 8 febbraio 1931 – Cholame, 30 settembre 1955
| Testata giornalistica registrata c/o il tribunale di Roma n. 287-2008_22/07 Sede legale:via delle Quattro Fontane 5, 00184 Roma - Direttore responsabile: Valerio Ceva Grimaldi Caporedattore: Marco Boccia - webmaster: mancinielisabetta |
|
|