14.06.2010 - Maria Rosaria Donisi
In un numero dedicato alla virilità, non poteva mancare il mito del Don Giovanni, personaggio sempre pronto a mescolare le carte e a confondere lo stuolo di donne conquistate.
Don Giovanni è una figura tipicamente barocca; sono stati ritrovati numerosissime testimonianze in documenti del tardo ‘600, soprattutto appartenenti a ordini religiosi. Secondo Kierkegard l’idea del Don Giovanni è propria del cristianesimo, in quanto il mito presenta le tematiche del peccato e della colpa. La leggenda racconta le gesta di un cavaliere dalla mutevole identità, di un antieroe animato dal desiderio di “fingersi un altro” nella sua ricerca del piacere concepito come principio libero e assoluto. Ovviamente il mito trovò la sua giusta collocazione a teatro, ma ciò che maggioramente incuriosisce sono le trasposizioni delle gesta dell'eroe: da Tirso de Molina (drammaturgo spagnolo del Siglo de Oro), che compose El Burlador de Sivilla, al Convitato di Pietra di Perrucci, dal Don Giovanni di Moliere a quello di Mozart, l’esaltazione della donna viene descritta come una vera e propria ossessione vitale per il protagonista. Don Giovanni privilegia il gentil sesso sopra ogni cosa nella sua esistenza, attraverso l’arte della burla e mascherando se stesso e il proprio status sociale. A distanza di un secolo il personaggio di Moliere non è più caratterizzato da un istinto sfrenato (come ne El Burlador): la corrente “libertina” fu molto influenzata dal dongiovannismo. Infine nel Don Giovanni di Mozart (libretto di Da Ponte) il protagonista acquista un’espressione del tutto nuova, un aspetto romantico. L’evoluzione del mito continuò con la nascita del cinema. Don Juan Tenorio di Salvator Toscano Barragan (1898) ; Don Juan et Faust di Marcel Herbier (1922); La Vita privata di Don Giovanni di Alexander Korda (1934); Don Giovanni in Sicilia di Albero Lattuada (1967); Don Juan De Marco maestro d'amore di Jeremy Leven (1995). Dal cinema muto al sonoro, dall’Europa ad Holliwood, il mito non trova sosta. In questa carrellata è doveroso ricordare la pellicola del 1970 di Carmelo Bene dedicata al Don Giovanni. Il suo personaggio, interpretatoda lui stesso, fu liberamente ispirato al testo di Barbey D’Aurevilly, Il più Bell’amore di Don Giovanni. Il film in realtà si propone come una divagazione barocca in cui Don Giovanni è ossessionato dal fantasma dell’impotenza. |



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