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Il dramma interiore: Boys Don’t Cry


05.07.2010 - Giordana Guerriero

In una società così progredita a livello tecnologico, scientifico, politico com’è quella in cui viviamo oggi, il pregiudizio trova ancora terreno fertile in cui germogliare rigogliosamente.

È così assurdamente facile emettere sentenze nei confronti di persone diverse dal nostro usuale modo di concepire l’essere umano, così inquadrato in precisi schemi affidabili.

Così è la storia di Teena Brandon, un transgender nato donna che si trasferisce in una piccola cittadina ai margini della grande provincia americana, cambiando il proprio nome in Brandon Teena; Brandon inizia a frequentare un gruppo di persone fra le quali c’è una ragazza, Lana, di cui si innamora.

Il film racconta un fatto di cronaca; al tenero sbocciare di quest’amore non compreso dal mondo segue la violenta reazione di una società ottusa quanto bigotta: senza contare il tragico finale (che non è altro che l’inconcepibile conseguenza dei sottoprodotti della civiltà del XX secolo) in cui la diversità del protagonista viene derisa e rifiutata da tutti subito, tranne che da Lana, che lascia teneramente vincere l’amore sul pregiudizio (come dovrebbe essere).

Se il cinema è il riflesso della società e se le storie che racconta spesso attingono alla realtà, al tema dell’omosessualità sono state accostati troppo di frequente tematiche che hanno a che fare con la violenza e con la discriminazione perché, nel mondo in cui viviamo, le diversità fanno fatica a trovare la via della libera espressione e sono costrette a vivere in segreto, mostrando facciate per quieto vivere e sopravvivenza.

Di storie come quella raccontata in Boys Don’t Cry purtroppo ne accadono tante nel mondo, la violenza contro gli omosessuali non finirà mai finché la società non comprenderà che la diversità nasce nel momento stesso in cui pensiamo a un nome da darle. Gli esseri umani sono tutti uguali ma anche tutti diversi e probabilmente è questo che conta davvero e che rende il mondo un posto bello in cui vivere, ma deve essere così per tutti. Accettiamolo una buona volta.

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