05.07.2010 - Sergio Iorio Ritornare sul tema dell’omosessualità potrebbe avere il sapore del divertissement; tanto se ne è discusso, anche a sproposito. Parafrasando Oscar Wilde, che però si riferiva all’amore, se ne è parlato tanto da ucciderlo. Per un verso è così. Soprattutto per quanto riguarda i mass-media e certi fenomeni che, negli ultimi anni, stanno imponendo con forza il tema dell’amore “diverso" all’opinione pubblica.
In effetti, dagli anni ’50 in poi, dalla comparsa della nuova cultura, fortemente critica nei confronti del mondo borghese, legata al fenomeno della Beat Generation, di passi in avanti se ne sono fatti: l’occidente in particolare ha modificato profondamente il proprio atteggiamento nei confronti dell’omosessualità. Successivamente il dibattito è entrato anche nell’agenda della politica di molti Stati che hanno provveduto ad adeguare le proprie normative estendole ad alcuni diritti civili (dal momento che i doveri erano già abbondantemente individuati) anche a persone omosessuali, considerandoli finalmente come cittadini aventi gli stessi diritti di chi omosessuale non è.
Bisognerebbe domandarsi come, oggi, la realtà degli omosessuali è considerata e riconosciuta in Italia,dal momento che, almeno in teoria, il nostro è un Paese che ostenta una “ grande “ tradizione democratica. La nostra società si caratterizza per una vistosa arretratezza, sia sul piano politico sia su quello culturale, rispetto ad altre democrazie occidentali. Naturalmente il confronto non regge se si considerano i Paesi a religione islamica, dove, per molti di loro, vige ancora la pena di morte per chi pratica l’omosessualità!
Per tornare all’Italia, è vero che molte cose rispetto al passato sono cambiate: oggi si scende in piazza con i Gay Prides, si partecipa alle manifestazioni più o meno politicizzate, i genitori di omosessuali si sono organizzati in un'Associazione Nazionale.
Ma quanto è realmente cambiata la realtà per il cittadino gay comune; per chi non appartiene allo star system, per chi non è giustificato dall’alibi dell’artista o dell’Intellettuale di fama?
Per il cittadino comune, studente, impiegato o operaio che sia, quanto è possibile oggi accedere alla “normalità" normativa e del giudizio etico?
Al di là delle tante e vuote dichiarazioni di intenti, fatte da qualche sindaco metropolitano o da qualche esponente governativo, la realtà sembra non essere cambiata molto.
Sicuramente meglio per chi vive in una grande città, con un livello di istruzione medio-alto; ma in provincia, come vanno realmente le cose?
Qualcuno direbbe che vanno, comunque vanno. Vanno con l’ipocrisia del fidanzato o marito che cercano l’avventura gay, anche come marchetta, su Vivastreet.it o altri siti simili. Con l’ipocrisia e la mancanza di coraggio morale di chi non riesce a gestire il controllo sociale.
A questo punto verrebbe da dire che l’Italia del quotidiano vive di fronte all’omosessualità una vistosa manifestazione del provincialismo e del conservatorismo piccolo borghese della propria mentalità, risentendo anche del condizionamento esercitato non direttamente dalla morale cattolica (dal momento che Paesi come la Francia e la Spagna, altrettanto cattolici, vivono molto diversamente il problema), ma dalla presenza sul proprio territorio del vertice della gerarchia ecclesiastica, di fronte alla quale la nostra classe politica non riesce ad assumere una sufficiente autonomia.
E non è neanche questione di colore politico, visto che governi di destra o di sinistra si comportano allo stesso modo, quando invece farebbero bene ad assumersi l’onere di una maggiore consapevolezza del tema, visto che gli omosessuali esistono e anche in numero notevole!
Non siamo più negli anni ’70-’80 quando essere gay significava essere di sinistra; sono tante, oggi, le persone omosessuali che si dichiarano apertamente di destra. |