articolo

Perdersi per le strade di Roma


02.08.2010 - Andrea Zanacchi

Potrà sembrare scontato, ma io non aspetto altro che tutti partano per le località di villeggiatura, così da potermi godere Roma. È strano, ma quando si svuota, la caitale muta quel volto aggressivo (che ti fa penare per un anno intero) in un sorriso gentile che ti invita ad uscire per strada e vagare senza una meta precisa.
Perdersi è il regalo più bello che Roma possa farci, perché ogni vicolo, ogni angolo è una storia, un’emozione. Non ci si sente mai soli: a farci compagnia ci sono i gabbiani che volano alti nel cielo terso e tutti quelli che hanno reso omaggio a questa città con sonetti, canzoni, film, troppi per poterne scegliere soltanto uno.

Cammino per Trastevere e non posso non percepire la presenza del Belli e di Trilussa che bisticciano a suon di sonetto. Finalmente si trovano d’accordo su una cosa: “Er vino è sempre er
vino!”
Mi affaccio alla balaustra di Ponte Cestio, e guardo il Tevere scorrere silenzioso come un’arteria pulsante. Stati d’animo e ricordi: chi più di questo fiume può delineare il carattere di questa città, silenziosa e rilassata, ma pronta in un attimo a risalire i propri argini con irruenza.
 
Ecco un teatro, un omino non molto alto cammina con una strana andatura. Fa caldo ma sembra
non importargli, con flemmatica eleganza, indossa un frac impeccabile ed un cilindro, una ragazza lo guarda incuriosita, si ferma un istante e lui, senza batter ciglio, si presenta: è l’unico ed inimitabile Gastone, danceur, viveur, conquistatore di donne a getto continuo, artista indiscusso del varieté.

L’aria si rinfresca, il sole cala lentamente oltre i tetti, i gabbiani sono tanti puntini neri nel cielo venato di viola, di arancio, e tra le fronde degli alberi si percepisce l’eco di una voce: è una canzone triste che parla di innamorati, è il barcarolo di un vecchio barcone a cantare questo tiepido lamento, affidando le proprie pene alle acque scure del fiume.
 
Il sole è solo un ricordo di raggi lontani, ormai è quasi sera, la mia passeggiata è giunta al termine, un ultimo pensiero va a questa Roma ed ai suoi romani, a cui da sempre è bastato un bicchiere di vino per star bene, in cui tutte le donne sono Ninette innamorate e gli uomini Rugantini spavaldi e traffichini ma dal cuore d’oro. È salita la luna, con il favore delle tenebre i Rugantini cercano le loro Ninette, per amarsi nel tiepido abbraccio della notte estiva; e a noi, che non è dato questo privilegio, ci resta la consolazione di un friccico ner core e d’un bicchiere di Este, Este!
articolo precedente| torna indietro | segnala articolo | permalink | social bookmark | versione stampa | sezione superiore | articolo successivo