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Wes Craven educa attraverso la violenza


13.10.2010 - Andrea Barboni

L’ultima casa a sinistra  è il primo film capolavoro di Wes Craven, maestro dell’horror americano. L’opera risale infatti al 1972, ma già dai primi fotogrammi si capisce come il film abbia un fine diverso dai soliti horror. L’intento del regista, non è tanto quello di spaventare il pubblico inventando storie raccapriccianti, il suo obiettivo è quello di mostrare la vera essenza del male, la creatura della quale l’uomo deve avere più paura, l’essere umano.
 

 

Prima dell’inizio del film, un avviso ricorda a tutti gli spettatori che il film dovrà essere uno spunto per riflettere, e non solamente un momento di svago e di divertimento.

La struttura del film è ben calibrata. Non si assiste infatti ad azioni palesemente fittizie, la ricostruzione delle scene è ricreata in maniera quasi documentaristica, con l’ausilio della telecamera a spalla che trasmette un senso di veridicità allo svolgersi degli eventi.
La pellicola non mostra i tratti caratteristici dell’horror, ai quali siamo abituati, sono infatti poche le scene di sangue e violenza.
Ma proprio per questo lo spettatore si sente protagonista della storia, riconoscendo le situazioni narrate, come situazioni del tutto compatibili con la realtà.



L’astuzia di Wes Craven sta anche nell’utilizzo delle colonne sonore (composte dal protagonista “cattivo” del film David Hess), perché, istintivamente sembrano totalmente fuori luogo rispetto alle azioni, ma in realtà servono proprio come spunto per estraniarsi dalla finzione del cinema, rendendo tutto molto più naturale e fluido, permettendo così di immedesimarsi maggiormente nelle situazioni narrate.

In molti sostengono che il film del regista americano, sia nato dalla sua voglia di portare alla luce la violenza della guerra nel Vietnam, mascherandola dietro i volti dei feroci assassini, che rappresentano, quindi, la difficoltà di integrarsi in un mondo diverso da quello visto durante il lungo isolamento, rappresentano l’irrefrenabile violenza causata dalle angherie psico-fisiche del conflitto.



Il film è un monumento per cinema horror mondiale, sono state tantissime,infatti, le citazioni riguardanti questa pellicola che molti registi hanno inserito all’interno dei loro films. L’unico difetto, forse, riguarda l’utilizzo fortissimo di stereotipi nella creazione dei personaggi, (lo sceriffo grasso, l’assassino drogato ecc.) , ma è ovvio che il film risale agli anni ’70, e questo tipo di stereotipi, non erano ancora degli stereotipi.

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