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Un Giorno Perfetto


31.08.2008 - Michele Annese

Dal primo teorema di Özpetek: si prenda un episodio di Distretto di polizia si aggiunga ad esso un episodio di Un posto al sole e si moltiplichi il tutto per un episodio di Centovetrine.
Il risultato? Un giorno perfetto. A fine proiezione parte un lento e timido applauso fra lo sconforto generale di chi si sta chiedendo ancora come poter salvare uno dei film più attesi della Mostra. Magari la recitazione? No, purtroppo anche quella è da soap opera. Si salva paradossalmente solo Isabella Ferrari, mentre Valerio Mastandrea spreca una grande occasione per ottenere i dovuti riconoscimenti in un film di livello, costretto com’è per una volta a non parlare in romanesco. Anche i dialoghi, sforzo di dizione di Mastandrea a parte, risultano infatti da serie televisiva. Gli ambienti in cui si svolgono le vicende sono identici a tutti quelli delle altre pellicole del regista turco. I costumi, specie quello della Ferrari, che dovrebbe essere, almeno negli intenti, provocante, sembra più che altro da mercato dell’usato. I personaggi si sfiorano lasciando in sospeso le varie vicende. Il film narra una storia banale e noiosa. Il pubblico di Ozpetec ha ormai capito la bravura del regista nello smontare il concetto di famiglia e tutti gli altri stereotipi sociali (categoria gay inclusa), forse però per lui è giunta l'ora di un rinnovamento.

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