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Una sorta di diario. Rione Monti raccontato da Monicelli


31.08.2008 - Annarita Landi

Venti minuti di immagini rubate alla vita quotidiana del Rione Monti, il più antico quartiere romano ubicato in pieno centro storico ai piedi del Colosseo.
«L’idea di fare questo corto, a dire la verità non è partita da me, ma da mia moglie Chiara Rapaccini, che ha seguito con me tutte le riprese. Vivo a Monti da trent’anni e mi è sembrato un buon motivo per sposare subito questo progetto».
Nelle parole del Maestro, toscano di nascita ma romano d’adozione, si intuisce l’attaccamento per quest'isola felice della capitale dove tutti si conoscono, parlano e si respira un’atmosfera magica. 
«Il rione Monti è ancora incontaminato, ossia meno turistico rispetto a tante altre zone di Roma» dice Chiara Rapaccini, «qui vivono i romani veraci, i bambini giocano in strada ed esiste un’alta solidarietà umana. Volevamo far vedere che anche in questa grande e caotica città esiste una possibilità di vivere in modo umano e sereno, lontano dal traffico e dalla confusione». Il Maestro ci mostra tutti i luoghi caratteristici di Monti: il barbiere di fiducia, il macellaio che colleziona fumetti antichi, la prestigiosa scuola di musica St. Louise, i negozi più originali e i ristoranti. 
«Tutte le persone riprese sono amici miei» continua Monicelli, «e tutti ‘monticiani’ doc. Hanno collaborato con molto entusiasmo».
Infine Monicelli viene stuzzicato su un argomento già dibattuto, ovvero il paragone con il suo più o meno coetaneo De Oliveira, anche lui a Venezia con due cortometraggi. Una coincidenza? 
«Ammiro De Oliveira perché è più vecchio più bravo e anche più premiato di me».

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