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Five Day Shelter


03.11.2010 - Maria Rosaria Donisi

Dal Festival Internazionale del Film di Roma

Maria Rosaria Donisi

 



Cinque giorni di riparo e una sconfinata solitudine che caratterizza le vite dei personaggi.
Un film ricco di guizzi estetici, ma che fa acqua da tutte le parti.
La sceneggiatura si presenta quasi del tutto priva di dialoghi in grado di farci comprendere il nodo cruciale della storia. Ed è proprio questa la pecca principale: l’assenza di un racconto congruo e lineare. I personaggi si sfiorano, e questi passaggi talvolta condizionano le loro esistenze, ma è un girotondo d’anime senza nessuno scopo.


 

Non è detto che una pellicola debba necessariamente trasmettere delle emozioni, ma quantomeno dovrebbe comunicare un messaggio. Un requiem ininterrotto accompagna le reazioni dei personaggi e i loro istinti sono paragonati a quelli del mondo animale. Non a caso il titolo del film si riferisce alla legge che viene adottata in un canile, dove dopo cinque giorni gli animali randagi vengono soppressi.


Nonostante gli intenti, la trama proposta dall’esordiente Ger Leonard non presenta elementi scatenanti, né guizzi particolari e l’andamento è sempre tranquillo. Sino all’ultimo fotogramma si attende un rovesciamento di prospettiva, ma la fiducia viene prontamente tradita. Film deludente.

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