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Speriamo che il Mondo Sia Piu' “Femmina”?


21.12.2010 - Nicole Orefice

Il grande regista Mario Monicelli dirige un film che è tutto incentrato sulla contrapposizione fra l'elemento femminile (in maggioranza per le numerose protagoniste) e quello maschile dove i pochi rappresentanti del sesso "forte" vengono presentati come cialtroni e ridicoli sia in vita che in morte (come il conte Leonardo, o addirittura deboli mentali, come lo zio Gugo).

Unica figura che sembra salvarsi nel deludente gruppo maschile sembra essere quella dell'equilibrato fattore, in realtà anch'esso strumento innamorato nelle mani di Elena (padrona che gestisce la fattoria). Appare chiara la simpatia e la fiducia che il regista ha per le donne e apprezza il buon senso di Elena e Fosca (la domestica), la leggerezza di vivere di Franca (una figlia della padrona), che si serve degli uomini e poi li abbandona tranquillamente, l'amore ingenuo e generoso di Lolli (amante del conte), la serena mitezza di Malvina.

Da notare anche la contrapposizione che il regista mette in rilievo tra l'ambiente finto toscano, con la semplicità della vita campagnola, e la caotica città romana, dove vive freneticamente Martina Leonardi con i suoi salotti pseudo-intellettuali e i suoi falliti amori.
Il titolo del film, Speriamo Che Sia Femmina, spiega perché queste donne, apparentemente fragili, ma invece forti e consapevoli dello loro nascosta superiorità morale, e anche fisica, sperano che il nuovo nato che attende Franca - rimasta incinta del "bischero" che poi non ha sposato - venga a rinfoltire le loro file e a rendere meno stupida la parte maschile del genere umano.

Tra i “grandi vecchi” della commedia all’italiana, Monicelli è forse quello che ha contribuito maggiormente all’evoluzione portante del cinema italiano, da un lato, giocando dinamicamente sulla plasmabilità delle maschere, dall’altro, costruendo un intreccio fecondo tra commedia, cronaca e storia.  

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