articolo

Radio Zapata: quando la coscienza si fa musica


22.01.2011 - Maria Peritore

Sono trascorsi poco più di due anni da quando il brano dei Radio Zapata, Da Qui All’Eternità, venne scelto dalla Octopus Records per partecipare ad una compilation di ventisei canzoni in omaggio a Peppino Impastato, pubblicata dal giornale Il Manifesto.
In quell’occasione la formazione palermitana, sempre in prima linea sul fronte dell’impegno civile, ebbe il privilegio di misurarsi con alcuni tra i gruppi più rappresentativi della scena rock, pop, folk e indie italiana (One Dimensional Man, Marta Sui Tubi, Marina Rei, Modena City Ramblers, Lautari e Carmen Consoli, Marlene Kunz), riuscendo ad interpretare egregiamente lo spirito e gli ideali del progetto discografico.
Adesso, quel brano contenuto in  Amore Non Ne Avremo è diventato quasi un vessillo di autentico orgoglio, poiché fa compagnia ad altre otto canzoni in un cd autoprodotto e registrato in presa diretta dai Radio Zapata, uscito proprio in questi giorni, dal titolo Finchè Rimane Voce.
Si tratta di un lavoro molto curato, soprattutto sul versante dei testi, interamente scritti dalla voce e da una delle chitarre acustiche della band, Antonio Passafiume, e che, nella metrica compositiva, si adeguano magistralmente alla scia della migliore scuola cantautorale italiana.

 

 

De Andrè, De Gregori e Gaber, in primo luogo, sono senza dubbio i modelli di riferimento fondamentali dai quali i Radio Zapata attingono per poi “cantare” in maniera originale storie personali o appartenenti alla memoria collettiva, imprimendogli ora uno spiccato ethos civile (Dieci giorni prima della guerra, Pensieri di un giudice, Da qui all’eternità) ora la grazia di aulici versi poetici (Sole e soltanto pioggia, La strada delle bambole, Cori stasira), ora la tenerezza di un flashback cinematografico (L’albero della vita).
La guerra, il difficile mestiere dei magistrati, la mafia, il legame appassionato con la Sicilia e perfino l’omaggio a Ciccio Ingrassia in Amarcord risultano validamente interpretati da una voce accattivante e da arrangiamenti e cori avvolgenti, che culminano in toccante pathos (in taluni casi, grazie alle brillanti chitarre e alle percussioni, ma soprattutto grazie al flauto traverso, sognante e a tratti malinconico di Romana Musso, vero elemento innovativo della formazione).
Finchè rimane voce è un filo di ricordi ininterrotto, un’esortazione al coraggio, una fucina di belle atmosfere e di complicità da stabilire in questi tempi di furbi e smemorati, in una terra con troppi morti ammazzati e senza più maestri.

 

articolo precedente| torna indietro | segnala articolo | permalink | social bookmark | versione stampa | sezione superiore | articolo successivo

 

   

VIDEO CORRELATI- Intervista a Rosalia De Souza


Intervista di Davide Ferrara