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Biografie Straordinarie: Io e Beethoven


14.02.2011 - Maria Rosaria Donisi

Ci sono pellicole che invitano a riflettere, film che suscitano il diletto e storie che aiutano a ricordare le vite dei grandi personaggi.
È il caso di Io e Beethoven, opera cinematografica che narra l’isolamento artistico, l'inspiegabile sordità, gli ultimi anni di vita e le più intense opere del compositore tedesco.

In questo film storico/biografico è sicuramente la musica a fare da padrona, motivo per il quale la regia mira a creare un processo di identificazione proprio tra la musica e lo spettatore. Dunque il temperamento di Beethoven è relegato in secondo piano, mentre viene fuori con maggiore intensità il profilo psicologico del persdonaggio di Anna Holtz, studentessa del conservatorio di Vienna che arriva in soccorso al grande maestro in veste di copista.
Naturalmente trattasi di un personaggio nato dalla penna dello sceneggiatore, ma è proprio grazie alla sua presenza che la trama si arricchisce di un pizzico di romanticismo.

Un lungo flashback prosegue per tutta la durata del film: la giovane Anna Holtz accorre al capezzale di Ludwig van Beethoven morente, per confidargli di aver  compreso il significato della Grande fuga per quartetto d'archi. La storia quindi ci riporta all’ultimo periodo di vita dell’artista, in cui la sordità ha preso il sopravvento e il musicista è vittima di una sorta di legge del contrappasso: il divino, la provvidenza gli invade la testa di musica per poi negargli il piacere di udirla. Nasce così la sua pazzia.
Siamo nell’ aprile del 1824, poco prima del debutto della Nona Sinfonia e sono lontani i tempi di Per Elisa; Anna Holtz lavora assiduamente al fianco del maestro, condivide le ansie e i suoi timori, apprende il significato profondo della musica e trova la forza di diventare una compositrice. È questo il momento dell’attesa prima dell’acme finale: il lirismo è onnipresente nel descrivere il rapporto tra l'allieva e il maestro; Anna diventa un’ancora di salvezza e le sue mani hanno il compito di traghettare la musica di Beethoven nel tempo.

Ovviamente il film non manca di riflessioni – talvolta retoriche – incentrate sull'estetica musicale: i dialoghi celebrano il senso dell'arte, il ruolo dei musicisti, il sentimento sublime delle melodie.
L’andamento è pressoché monotono, tranne nella scena madre in cui Beethoven appare in pubblico per l'ultima volta per dirigere l'orchestra nella sua celebre Nona Sinfonia. Da questo momento in poi la pazzia del musicista sarà tenuta a bada dalla giovane donna che pian piano riuscirà a tenergli testa.

Numerose le pellicole della storia del cinema dedicate alle biografie dei musicisti: dalla Vienna di Strauss di Alfred Hitchcock, girato nel 1933 a L'altra faccia dell'amore di Ken Russell del 1971, ispirato alla vita di Čajkovskij; e poi ancora da Amadeus diretto da Miloš Forman (1984) sino ad arrivare all’Amata Immortale di Bernard Rose del 1994, che narra altri aspetti della vita di Beethoven.

Dunque la musica al cinema da sempre appassiona e seduce il pubblico: musica classica, musica rock, musicarelli e musical, purchè trasportino la mente lontano da luoghi ordinari.

 

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