Microstorie è il nuovissimo lavoro de Il Rovescio Della Medaglia, meglio noti come “il rovescio”, un gruppo che ha saputo far parlare di se sin dalla sua formazione negli anni ’70.
Il nuovo album, già dal nome si presenta come un variopinto lavoro che porta all’orecchio dello spettatore situazioni diverse in ogni singola traccia.
Il disco esce nell’anno 2011 per iniziativa di Enzo Vita, chitarrista della band. Ascoltando le tracce si capisce, già dalle prime note, che ci sono elementi ritmici molto interessanti che riescono a coinvolgere già dopo il primo ascolto.
Concentrandosi, però, sulla struttura dei pezzi, ci si rende conto che le innovazioni a livello ritmico e melodico lasciano un po’ a desiderare.

Ascoltando Quale Film, l’atmosfera si presenta sin da subito come molto energica e ricca di groove, grazie all’attacco di batteria che anticipa un riff di chitarra molto accattivante, poi con l’arrivo dei fiati tutto diventa più “carico”. L’entrata della voce, però, fa capire già come l’assetto della canzone vada sempre di più a virare verso un pop che vuole truccarsi da rock.
Comunque risulta una canzone estremamente orecchiabile, sembra scritta per fare da sigla a qualche telefilm di giovani studenti adolescenti. Interessante ma poco convincente.
A seguire,Non Hai nella quale si inizia a sentire l’influenza del rock italiano anni ’80, battuto in quattro quarti, molto preciso. La voce, cupa, riesce a fondersi molto bene con l’assetto generale della canzone. Tutta la traccia però sembra un’introduzione ad un ritornello più potente, più incisivo, che però non arriva mai.

Passando poi attraverso ballate malinconiche come Micorstorie,canzone che da il titolo all’album, ma che a mio parere sembra una delle meno rappresentative di tutto il disco, si arriva ad una delle canzoni più belle dell’intero lavoro, Luca’s Bar. Traccia strumentale, in tipico spirito anni ’70, che serve per mettere in mostra virtuosismi e capacità tecniche di tutti i musicisti e che riesce a farlo in maniera egregia.
Tutto è molto ben amalgamato, gli strumenti si avvicinano e si allontanano in continuazione dal “centro” dell’ascolto, i musicisti riescono a mettere in mostra le loro capacità di coinvolgimento anche senza la presenza dello strumento “umano” per eccellenza, la voce.
L’unica pecca è quella, ancora una volta, di aver (ri)proposto un classico della musica rock a partire dagli anni ’70 fino ad oggi, il pezzo strumentale, come icona, che funge da metafora per ricordare epoche che non ritorneranno più.
Microstorie è sicuramente un lavoro da apprezzare, a livello tecnico e musicale. Grandi musicisti a confronto, registrati con grande maestria in un lavoro tecnicamente pulito e molto “ordinato”. L’unica pecca dell’album è la presenza costante di un sentimento nostalgico portato all’estremo. L’ascoltatore, si rende conto, che Il rovescio della medaglia, non si è affatto allontanato dagli schemi che caratterizzavano la musica nella loro epoca di esordio. Insomma, molta maestria ma poca fantasia.
