02.09.2008 - Annarita Landi Una storia forte, che arriva dritta al cuore, quella raccontata da Pupi Avati ne Il papà di Giovanna, secondo film italiano in lizza per il Leone d’oro alla 65°Mostra di Venezia. Il regista è giunto al Lido con tutto il variopinto cast, rigorosamente italiano tra cui spiccano Silvio Orlando, Alba Rohrwacher, Ezio Greggio, Francesca Neri, Manuela Morabito e Valeria Bilello.
Dopo la prima proiezione, accolta dalla stampa con tiepidi applausi, Avati ha spiegato in conferenza stampa la genesi del film e come è nata l’esigenza di confrontarsi con una storia tanto cruda.
«È sicuramente il film più inquietante della mia carriera», afferma il regista bolognese che mette molto di sé nella pellicola. «Ho riversato in questo film tutto quello che so di bene e di male. L’ho ambientato a Bologna, la mia città, ho fatto ricostruire minuziosamente dagli scenografi la cameretta della mia infanzia e c’è molto di me anche nel personaggio interpretato da Silvio Orlando. Fortunatamente non ho vissuto la tragica situazione che racconto nel film, ma anch’io ho una figlia femmina con cui sono stato premuroso quanto il papà di Giovanna e ho vissuto con lei la difficile età adolescenziale».
«Anche se la storia è molto dura, in realtà è stato uno dei ruoli per me più semplici da interpretare per l’alchimia che si è creata con Pupi e tutto il cast, soprattutto con Alba Rohrwacher, che interpreta mia figlia», dice Silvio Orlando. «Io non ho figli», continua «e lei mi ha aiutato a costruire un sentimento che non conoscevo». Sull’atmosfera che si respirava durante le riprese Orlando fa un ironico paragone: «Sul set», prosegue Orlando «sembrava di andare a lavorare alla Magneti Marelli, con il padrone (Pupi) che arrivava al mattino prima di te e mangia alla stessa tavola con gli operai».
La Rohrwacher, chiamata in causa da Silvio Orlando racconta emozionata la propria esperienza. Un ruolo difficile, quello di una diciassettenne malata di mente che arriva a uccidere la sua migliore amica: «Sono stata fortunata» dice «perché durante la lavorazione del film sono stata totalmente protetta. Pupi sapeva esattamente quello che Giovanna doveva essere e mi limitava quando rischiavo di caricare troppo il personaggio». Infine parola a Ezio Greggio, per la prima volta in un ruolo drammatico: «Ho tolto i miei abiti abituali e mi sono sintonizzato con Pupi, straordinario direttore d’orchestra. Per lui sarò sempre disponibile, qualsiasi sia il soggetto». |