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Lo Scafandro e la Farfalla - Tutto in un battito di ciglia


11.04.2011 - Nicole Orefice

Julian Schnabel porta sullo schermo la storia realmente accaduta di un giornalista francese che, dopo un malore, si risveglia in un letto d'ospedale completamente paralizzato, senza l’uso nè della parola, né dell’occhio destro. Da quel momento Jean Bauby è in grado di comunicare con il mondo solo attraverso il suo occhio sinistro. Può dire “sì” battendo le ciglia una volta oppure “no” battendole due volte. Con questo metodo riesce a dettare il libro Lo Scafandro e la Farfalla che esce in Francia nel 1997 e da quale è tratto il l'omonimo film.

Di forte impatto è la prima sequenza in cui la macchina da presa si identifica con lo sguardo del protagonista che si sta riavendo dal coma.
Nel film viene usata la tecnica del flash back per ricostruire i ricordi della vita del protagonista. Jean fino all'età di 42 anni aveva vissuto una vita al culmine del successo: era caporedattore di una importante rivista di moda francese, ricco, affascinante e pieno di belle donne. Improvvisamente viene colpito da un  ictus che lascia il suo corpo immobile e inerme come uno scafandro. Contrariamente al corpo, la sua mente rimane perfettamente lucida e funzionante ed è in grado di fare grandi viaggi con la fantasia e di ricordare ogni attimo della sua esistenza.

Nasce così la sua autobiografia: Jean si serve del battito di ciglia – la farfalla – e della pazienza di una collaboratrice, alla quale giorno dopo giorno riesce a comunicare le sue memorie.
La malattia però lo ha trasformato: lui così attento all’estetica e ai piaceri dei sensi, in un brutto tronco immobile, sordo ad ogni emozione o sensazione corporea.
Bauby comprende solo dopo la malattia la forza dei legami autentici e rilegge sotto un’altra luce la sua esistenza invidiabile e povera al tempo stesso. Il tutto senza nessun moralismo o giudizio.
Da qui nasce un uomo nuovo, che impara a guardare il mondo in modo diverso e che attraverso il proprio pensiero rifiuta di essere ostaggio della propria malattia. 

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