11.04.2011 - Alessia Signorelli Benvenuti al più sensazionale dei freak shows, ladies and gentlemen!
The Elephant Man is coming to town, in un fumoso bianco e nero, suggestivo, anticato, quasi pittorico, tramite la poetica selvaggia e struggente di un David Lynch in stato di grazia, pregno dei liquidi e dei liquami di una storia vera, raccolta dai rigagnoli della Londra in bilico tra la fine e l’inizio di un secolo, alimentata da isterismi, esoterismi e sensazionalismi da fine del mondo.
Il tocco fremente e delicato di Lynch (un eretico Cristo pantocratore di tutto ciò che devia dallo sguardo bovino della sonnacchiosa normalità quotidiana, vedi il capolavoro “Eraserhead”) indugia non sulla deformità di Joseph (o John) ma sulla repellente morbosità dei “normali”, mettendoci di fronte alle nostre storture, ai nostri errori/orrori. |

The Elephant Man
Regia: David Lynch
Interpreti: Anthony Hopkins, John Hurt, Anne Bancroft, John Gielgud, Wendy Hiller, Freddie Jones, Michael Elphick, Hannah Gordon, John Standing, Dexter Fletcher, Phoebe Nicholls
Soggetto: Sir Frederick Treves, Ashley Montagu
Sceneggiatura: Christopher De Vore, Eric Bergren, David Lynch
Fotografia: Freddie Francis
Montaggio: Anne V. Coates
Musiche: John Morris
Scenografia: Stuart Craig
Produttore: Jonathan Sanger
Produttore Esecutivo: Stuart Cornfeld, Mel Brooks
Produzione: Brooks Film
Distribuzione: Paramount

Londra, seconda metà dell'Ottocento. A causa di una malattia molto rara, la neurofibromatosi, che gli ha dato sembianze mostruose, il giovane John Merrick viene esposto come "uomo elefante" nel baraccone di Bytes, un alcolizzato che campa sfruttando la sua mostruosità e lo tratta come una bestia.
E' qui che Merrick viene scoperto dal dottor Frederick Treves, un chirurgo del London Hospital che convince Bytes a cederglielo per qualche tempo in modo da poterlo studiare e curare.
Portato in ospedale e presentato a un congresso di scienziati, John si rivela ben presto agli occhi di Treves come un uomo di intelligenza superiore e di animo raffinato e sensibile.
Ma il destino ha ancora in serbo per lui gioie e dolori.


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