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Giornata degli autori: Che Saccio


02.09.2008 - Dario Parascandolo

Un documentario semplice, ben fatto, girato con lo stessa delicatezza e trasporto con cui vengono riempiti gli album di famiglia. La regista francese Camille D'Arcimoles racconta, attraverso immagini “realmente” rubate, il lavoro svolto da Emanuele Crialese sulla valorizzazione delle personalità dei due ragazzi. Entrambi provengono da realtà ai margini del mondo: quasi del tutto analfabeti, Francesco vive di piccoli espedienti criminali, con problemi giudiziari a carico, mentre Filippo vive alla giornata andando a caccia nei boschi armato di fionda. Del tutto imbarazzati davanti alle telecamere, i due si lasciano guidare da Crialese non soltanto sul set, ma anche nei piccoli momenti di vita quotidiana.
Che Saccio, nel documentare la vita sul set (divenendo di fatto un film nel film), è un continuo e dolce scambio di emozioni: il regista mostra lo stesso stupore del pubblico nel constatare che i due ragazzi a stento conoscono il nome di Gesù, ignorando persino l'esistenza della Croficissione. D'altro canto, Francesco e Filippo sono ansiosi di imparare: sono sì entrambi consapevoli delle loro difficoltà nell'affrontare la vita, ma sono costantemente alla ricerca di un confronto-scontro con il regista. Oggi i due ragazzi sono cresciuti, hanno raggiunto la maggiore età, conservando la stessa semplicità e un pizzico di innocenza infantile che abbiamo potuto ammirare nel documentario. Accolti da uno scroscio di applausi al loro ingresso in Sala Volpi, nell'interazione con il pubblico sono apparsi profondamente emozionati, quasi a disagio sotto i flash e i riflettori. E questa è un'ottima notizia al festival delle belle parole e dei lustrini. Attendiamo ora il frutto del loro futuro lavoro, sempre sotto la guida di Emanuele Crialese.

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