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Intervista a Sylvie Verheyde, regista del film Stella


02.09.2008 - Maria Rosaria Donisi

Al termine della proiezione abbiamo incontrato la delegazione del film. La piccola Léora Barbara, timida e poco disinvolta, abbraccia alla vita Sylvie Verheyde. Dopo un lungo applauso le protagoniste di Stella rispondono alle domande della sala.

D: Il suo film è un racconto autobiografico. Come è riuscita a mettere in ordine la folla di ricordi del passaggio tra infanzia e adolescenza?

SYLVIE VERHEYDE: Durante la fase di scrittura ho deciso di introdurre una voce fuori campo che parlasse al passato. La difficoltà è stata gestire la mole di tempo che mi ero prefissata di raccontare. Così sono uscita dal racconto autobiografico e ho introdotto la storia di Léora Barbara, che nel film interpreta il personaggio di Stella. Si tratta dunque di storie reali che si intrecciano.

D: Come ha fatto a trovare una bambina così straordinaria?

S. V.: L’ho individuata subito, anche se poi ho fatto tanti provini. Tra le tante bambine che ho visto solo Léora aveva quell’aura di mistero che cercavo. Non voleva piacere a tutti i costi e poi somiglia realmente a me da piccola.

D: Come è riuscita a razionalizzare i ricordi per dirigere il lavoro?

S.V.: Il problema della gestione della distanza è apparso sin dall’inizio. Non volevo far prevalere il mio punto di vista, ma quello della bambina. Volevo essere dentro la storia, ma non troppo.

D: Il film racconta della sua famiglia, degli amici di un tempo. Ha avuto modo di mostrare la pellicola ai suoi cari?

S.V.: La prima proiezione è questa di Venezia. Quando il film uscirà in Francia inviterò tutti, i miei genitori, i clienti del bar e i professori. Ma lo vedranno al cinema.

D: Nel film c’è una particolare attenzione ai costumi e alle scenografie in perfetto stile anni ’70. Abbiamo cercato le cose nei negozi vintage e nei mercati della roba usata.

S.V.: Dopo Venezia il film dove verrà distribuito? Non lo so, i Festival servono sempre a questo.

D: Nella colonna sonora compare Ti amo di Umberto Tozzi. Come mai una canzone italiana? E cosa ha determinato la scelta delle musiche?

S.V.: È stata una scelta totalmente autobiografica. Da piccola ero fan di Umberto Tozzi.

D: Benjamin Biolay, che interpreta il personaggio del padre, è un cantante e musicista molto conosciuto in Francia. Gli ha chiesto di scrivere qualcosa per il film?

S.V.: Non volevo che il film interferisse con la sua carriera di cantautore. Le musiche sono state composte dal mio fidanzato e io ho deciso di cantarci sopra.

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