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The Road - All'inferno con papā


29.07.2011 - Alessia Signorelli

Il film del 2009 di John Hillcoat e tratto da un romanzo di Cormac McCarthy, è una parabola.
Non è un horror, non è un thriller: usa sicuramente un immaginario forte, a cominciare dall’ambientazione in questa wasteland di un non meglio identificato, spaventoso disastro che ha lasciato pochi superstiti, alcuni dei quali dediti al cannibalismo per sopravvivenza (o forse, per una sorta di liberazione degli istinti più mostruosi,dovuti all’improvvisa anomia nella quale quel che resta del genere umano si è venuto improvvisamente a trovare).

 

Un uomo e suo figlio in viaggio attraverso i luoghi più oscuri non solo della geografia, ma anche dell’anima per raggiungere una nebulosa “terra promessa”, un Eden salvifico, da qualche parte a sud, si spera contenitore del “bene”, punto di arrivo e di partenza.
Per l’uomo, interpretato da un Viggo Mortensen fortunatamente lontano anni luce dall’inespressivo, legnoso ed anche abbastanza antipatico Aragon del Signore degli Anelli, il mondo è diviso nettamente: “buoni” da una parte, “cattivi” dall’altra –cosa che cercherà di inculcare anche nella mente del bambino, spaesato spettatore di una tragedia soprattutto umana.
Un uomo, suo figlio, un carrello della spesa ed una pistola con due pallottole.
Oltre ad una speranza tenue, mai veramente presente.

 

Perché sì, The Road, l’ho già detto, è una parabola, ma dell’essere umano come lo si può pensare, non c’è rimasto niente, o quasi.
Nel viaggio dettato dalla disperazione, dalla fame, dalla ricerca di un qualcosa che cancelli il ricordo del presente, si torna anche sui luoghi della memoria, del prima, che, però, non sono mai allegri, non regalano l’attimo di respiro,di leggerezza, anzi, affossano ancora di più, rendendo il tutto una traversata dolorosa, lancinante, attraverso le sabbie mobili del “tutto pur di sopravvivere”.
Ma lungo questa “strada” dove anche la figura di Dio appare con i bordi bruciacchiati di una foto della quale all’inizio ci si vuole liberare ma poi il rimorso spinge a risparmiarla, il bambino inizierà a compiere anche il viaggio verso la crescita, in un rito di passaggio che, ovviamente in linea con tutta la narrazione filmica, avrà la morte come protagonista assoluta ed indispensabile. 

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