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Into The Wild - ...e finė nella selvaggia Cicily


29.07.2011 - Maria Carmela Paiano

Vorrei cominciare chiarendo un punto: uno dei miei sogni più ricorrenti è di trasferirmi in Alaska (quando soffro particolarmente il freddo mi sposto in Corea del Sud), quindi ho iniziato a vedere questo film piena di buone intenzioni con la voglia trovarlo piacevole ed interessante… e mi sono ritrovata a Cicily.
Chi si ricorda il serial americano Un Medico Tra Gli Orsi?
Vedetelo è molto più bello di questo sforzo cinematografico, che avrà una bella fotografia, ma per il resto annoia per circa 2 ore. 

 

Into The Wild è tratto da una storia vera e racconta della crisi interiore di un ragazzo appena laureato che travolto da alcune verità familiari che gli piovono addosso decidendo di lasciarsi tutto alle spalle e partire alla ricerca di sé stesso e di una vita semplice e non materiale.
Durante questo viaggio incontrerà molte persone su cui lascerà il segno e che gli insegneranno qualcosa.
La cosa più importante, però, la capirà quando è troppo tardi: non siamo soli su questo mondo, e la felicità forse sta nel riuscire a stare con gli altri.
Alex durante il suo viaggio – formazione cerca di rendersi autonomo non solo dalle cose, ma soprattutto dalle persone, e scappa.

 

Fugge via dai genitori, dalla sorella, da una fantastica coppia di hippy, da un’innamorata, da un anziano veterano.
Quando l’amore fa capolino lui corre via, verso il selvaggio, verso quello che per lui rappresenta la libertà, e probabilmente è solo il posto dove stare da solo.
Se stai solo non soffrì, non devi rischiare, devi solo esistere.
Questo è in sintesi la storia, che è splendida, ma il film non la rende proprio, non riesce ad andare oltre una vetrina, non si sentono emozioni o sentimenti; non è neppure freddo, è soltanto noioso!
Solo in un momento mi sono sentita partecipe quando il padre fa vedere tutta la disperazione per la scomparsa del figlio, ma signori è William Hurt, davanti a lui ci si può solo incantare.

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