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IO? : autoanalisi di Marco Notari.


30.08.2011 - Andrea Barboni

Inizio a recensire questo album. Impugno la mia bic e mi rendo subito conto di una cosa: “IO?” di Marco Notari mi piace.

 

Ho ascoltato l’intero album un paio di volte ed ho subito apprezzato alcune caratteristiche, (all’apparenza banali) che a mi avviso sono fondamentali per la creazione di un album di questo genere, brevità delle canzoni e omogeneità nel genere (forse anche troppa).

Parliamo un po’ di Marco, dalla cartella stampa leggo che ama la musica sin dall’infanzia e coltiva questa passione parallelamente agli studi universitari, che riesce a terminare con successo. Pubblica il suo primo album nel 2006 e riceve molti premi e riconoscimenti prestigiosi, nel panorama musicale indipendente italiano. Pubblica altri due album, uno nel 2008 e l’altro nel 2011, ed è proprio di quest’ultimo che parleremo.

Devo dire la verità, nell’approcciarmi a questo album, inizialmente, sono stato un po’ scettico, forse perché influenzato da un primo ascolto “lampo” o forse dal fatto che sentivo odore di raccomandazione, dato che il primo singolo estratto dall’album “ Le stelle ci cambieranno pelle” vede l’autore duettare con Tommaso Cerasuolo, frontman dei Perturbazione, ma con il tempo ho dovuto ricredermi.

 

 

 

La traccia che apre l’album (e gli “presta” il nome) è “IO?”. Sin dalle prime note si capisce che il ritmo è calmo ma allo stesso tempo coinvolgente, non appesantisce i timpani. I giochi vocali aprono un ampio spazio all’ingresso della voce che, sulle prime, sembra d’impatto, ma poi durante tutto l’album perde un po’ di presenza, sembrando sempre troppo uguale a se stessa. Il ritornello, comunque, è orecchiabile, anche grazie all’isolamento che gli viene riservato dalla sospensione di tutti gli strumenti di fondo.

Segue “Le stelle ci cambieranno pelle” , la canzone funziona, è pop e malinconica, quindi lascia molto spazio alle sensazioni, in tutti i sensi.

La traccia numero quattro dell’album è “Dina”, una canzone che parla di storia, in qualche modo parla dei sentimenti di Marco e si sente. Musicalmente simile alle precedenti, risulta più viva grazie alla batteria in stile drum&bass che da tutto un altro ritmo alla melodia della voce, sempre molto cadenzata e di poco impatto.

Chiudo questa mia recensione parlando del brano Hamsik. Una canzone quasi azzeccata. Marco ha centrato in pieno un tema sociale importantissimo, ma lo ha fatto attraverso un esempio che in pochi prendono veramente sul serio. Il brano parla della solidarietà tra il popolo italiano, che si manifesta solamente di fronte ad un pallone da calcio. E’ evidente che questo “fenomeno sociale” ci rende particolarmente ridicoli, ma non credo che in molti se ne rendano conto. Tralasciando l’aspetto semantico, parliamo della musica, l’inizio sembra energico, soprattutto con l’arrivo della voce (finalmente aggressiva), purtroppo, però,tutto torna nel mondo dei sogni con il ritornello. A mio parere, con una tematica così forte, sarebbe stato giusto incazzarsi un po’ di più.

Marco Notari mi piace, sa quello che fa e per ora lo sta facendo bene. Mi dispiace solo per la scarsa fantasia nella composizione vocale e strumentale dei brani, le strutture ripetitive stancano l’orecchio dopo un po’. Ma l’album vale la pena ascoltarlo e rilassarsi con un fiume di parole che entrano nel cervello e lasciano riflettere.

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