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Diario del giorno 10/09/2011


10.09.2011 - Michele Annese

Dopo l’Ultimo terrestre e l’Ultimo giorno sulla terra, precisamente ore 4:44 del mattino, ecco testè arrivato, fra una birra e una proiezione, l’ultimo giorno del Machete a Venezia. Si aspetta con il fiato sospeso… ma chi ci crede? Si aspetta e basta, per la verità anche in pochi, l’extrema ratio della mostra del cinema.


Le strade sono vuote e il sole splende alto, dopo l’orrida cappa grigia delle ultime 48 ore. I veri cinofili, che hanno sempre di più il sapore di cinefili, scusate la spocchia, finite le feste e i bagordi, sono scappati a casa. Rimane lui, sempre lui, il caro buon vecchio “lenzuolone bianco” steso ad asciugare nella sala e pochi di noi, convinti di sapere davvero cosa sia il cinema, e di saper distinguere quello che vale da quello che non vale.

Siamo pronti a parlare per 2 ore davanti a una buona grappa a fine pasto chiedendoci dove sia finito il cinema italiano e se Gomorra sia effettivamente o no un buon film, rischiando di perdere la proiezione piuttosto che annoverare inutilmente alle 4 del mattino, 44 minuti prima della fine del mondo, alla festa di Ciak, di ciok, della Lancia o di qui quo qua…ma è anche questo il carrozzone di Venezia. Perfettamente in linea con i nostri tempi, con i nostri giorni. E infatti è stata la mostra dell’eros, del sesso.

A partire dal A Dangerous Method di David Cronenberg e da Un ètè Brulland di Phillippe Garrel, con la Monicona Bellucciona nazionale, per finire con l’interracial della Rocca, Stefania per una volta e non la sorella, e il suo The invader e finire con Killer Joe di William Friedkin. Chiudiamo con Damsels in Di stress di Whit Stillman, storia di tre ragazze e tante pratiche sessuali…scommettiamo che anche quest’anno il film più bello sarà un fuori concorso?

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