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35 Rhums


02.09.2008 - Maria Rosaria Donisi

Continua il Festival del cinema muto. 35 rhums, ovvero 35 rum d’un fiato, propone la storia di un rapporto, a tratti morboso, tra un padre e una figlia. Primo piano sequenza: soggettiva in movimento di un binario di un treno.
Dopo un prologo interessante, bisognerà attendere circa trenta minuti per ascoltare il primo dialogo.
Se in sala non fosse stato vietato introdurre bibite e ogni genere di materiale commestibile, il rum l’avrei portato io. Il regista rimanda tutto all’epilogo per sorprenderci con una goccia d’alcool. Un gatto muore nel sonno a diciassette anni e il suo padrone lo getta nella spazzatura insieme ai suoi giocattoli; dopodiché decide di lasciare la città. Questo è l’unico aneddoto grottesco che lascia lo spazio per una risata e alleggerisce una trama indecifrabile.
Oltre al rapporto filiale, un collega di lavoro di Lionel che va in depressione dopo la pensione; una vicina di casa che fa la taxista, un fidanzato che ogni giorno arriva alla porta dell’appartamento della sua ragazza, ma alla fine non bussa mai. La quotidianità tra padre e figlia fuori e dentro le pareti domestiche. I ricordi del passato e l’immobilità del presente, scaturita dalla perdita della figura materna.

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