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Incontro con Souleman Sy Savane, protagonista del film Goodbye Solo


02.09.2008 - Valentina Iuffrida

Un tassista senegalese incontra un settantenne bianco che, durante il viaggio, palesa la sua idea di togliersi la vita: Goodbye Solo di Ramin Baharani presentato a Venezia nella sezione Orizzonti. Incontriamo il regista e il protagonista Souleman Sy Savane al termine della proiezione.

Baharani, ci racconta come mai ha scelto di girare un film così intimista? 

B: In questo momento anche nel cinema si avverte giustamente l’esigenza di parlare di temi politici, della guerra, del petrolio. Io ho preferito fare un film che si concentrasse su istanze più personali, intimiste appunto.

Il titolo del film richiama a un addio, a chi sta dicendo addio?

B: Si, il tema centrale è quello della solitudine delle persone. Nel titolo ho voluto sottolinearlo. E’ come se in qualche modo il film cercasse di dire addio alla solitudine…

L’altro tema importante del film è il suicidio: crede di essere stato abbastanza esplicito sull’argomento?

B: Devo dire che in questo caso è stata una scelta degli attori stabilire fin dove spingersi, come recitare le battute. A me è sembrato tutto molto chiaro. Si arriva anche a fare una riflessione sulle ragioni che spingono una persona a pensare di farla finita e su come si possa essere così egoisti da non comprenderne almeno le ragioni.

A cosa si è ispirato per realizzarlo?

B: I personaggi sono tratti da persone reali che ho incontrato e che mi hanno lasciato qualcosa. E’ ambientato nel North Carolina, dove sono cresciuto, e dove per esempio un giorno ho visto un vecchio lasciato da parte, da solo. Questa è una caratteristica della società occidentale, americana in particolare, di oggi: la vecchiaia è solitudine. Nella mia famiglia invece il modo di pensare era del tutto diverso: ho voluto mescolare queste due culture. E non è un caso che gli attori di questo film abbiano tutti età e radici diverse.

E per lei Savane, cosa ha rappresentato girare questo film?

S: Io sono alla mia prima esperienza, ed è stato molto bello poter fare un film in cui credi, in cui puoi raccontare qualcosa che è caro alla cultura da cui provieni: in Senegal quando un'anziano muore è come se bruciasse una biblioteca.

Come si è preparato ad interpretare questo ruolo?

S: Ho guidato un taxi per sei mesi, pur non potendo farlo perché sono stato bocciato per quattro volte all’esame di guida…(ride). Seriamente parlando, quando ho letto la parte ho sentito che era davvero molto dinamica, l’ho sentita molto. Poi sono arrivato sul set ed ho capito che tutto sarebbe stato semplice.

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