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Babycall


03.11.2011 - Valeria Roccella

 

Una madre con gravi problemi con il marito violento fugge insieme al figlio in un luogo segreto affidatole da assistenti per la sicurezza e il problema del caso.
Diventata paranoica e iperprotettiva, cerca di non separarsi mai dal figlio e decide di comprare un babycall per ascoltarlo e proteggerlo anche mentre dorme.
Ma inizia a ricevere strane interferenze.
Questo horror, quarta opera del regista norvegese Pål Sletaune (Next Door) e interpretato da Noomi Rapace (Trilogia Millennium), sembra essere l'ombra di sé stessa poiché di horror ha davvero realmente poco o niente.

 

 

La storia poi riprende idee di film passati non riuscendo affatto a tenere testa (si pensa subito a Il Sesto Senso per la tematica e a Let Me In per le scene di freddezza di dialoghi o di sensazioni) né a far minimamente spaventare, neppure a livello psicologico.
Ma perchè etichettare un prodotto come horror quando alla fine non lo è affatto?
E' come comprare un babycall e invece poi scopri di aver preso in realtà un walkie tolkie.
A proposito di babycall: se non volete sentire interferenze e soprattutto se non volete vivere momenti di terrore notturni non comprateli. Per informazioni chiedere al tipo con la camicia arancione di Expert (pubblicità occulta senza sosta nel film) che saprà venderti  qualcosa tra una proposta di uscita a cena e la richiesta del numero di telefono. 

 

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