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La Kryptonite nella Borsa


22.11.2011 - Maria Rosaria Donisi

La banda della Kryptonite stupisce, ma non stordisce.
L’opera d’esordio di Ivan Cotroneo, sceneggiatore partenopeo già noto al pubblico per aver firmato i dialoghi di numerosi film d’autore, con i suoi colori spumeggianti lascia incerta la critica e deluso il pubblico.
Eppure le componenti per risultare un film convincente c’erano davvero tutte: la sottile ironia tipica della comicità partenopea, in questo caso mai volgare e lontana dai cliché; i colori e le ambientazioni degli anni ’70, piacevoli e ricercatissime; il tema introspettivo; il titolo che cattura l’attenzione.

Protagonista della vicenda il personaggio di Peppino, un bambino di 9 anni, i cui occhiali (sarà per la città che fa da sfondo) rimandano alla visione onirica narrata ne Il mare non bagna Napoli della Ortese. Ebbene, mentre nel romanzo furono proprio le lenti a mostrare ad una bambina la realtà, in questo film fa il suo ingresso nientemeno che un supereroe, colui che deve la sua immortalità proprio alla kryptonite, il minerale magico proveniente dalla terra di Superman.


 

In concorso al Festival Internazionale del Film di Roma, il lungometraggio ha avuto una doppia anteprima: quella romana e quella napoletana. In entrambe le occasioni il pubblico ha accolto con entusiasmo la pellicola; merito soprattutto di un cast davvero d’eccezione: Valeria Golino, Luca Zingaretti, Libero De Rienzo, Cristiana Capotondi, le cui interpretazioni hanno indubbiamente valorizzato il film.


La falla dell’opera sembra essere racchiusa proprio nella scrittura, che sviluppa maggiormente alcune tematiche e ne trascura altre potenzialmente originali. Tratto dall’omonimo romanzo scritto da Cotroneo,  edito da Bompiani e pubblicato nel 2007, l’autore si focalizza sulla depressione di una moglie tradita, lasciandosi sfuggire le contraddizioni degli anni di piombo. Sullo sfondo una Napoli che incanta con le sue scenografie naturali, ambienti underground e colorate strade in cui si balla il sirtaki.



Dunque nessuna rivoluzione, non un divorzio, né un piccolo tradimento ai danni del fedifrago Zingaretti. Tutto resta immutato e i personaggi finiscono con l’accettare il loro destino; persino Superman sembra arrendersi. Fortuna che almeno si ride di gusto: merito della coppia hippie Capotondi–De Rienzo, della “zitellona” Monica Nappo e di uno zio troppo studioso interpretato da un promettente Gennaro Cuomo.

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