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Franco Arminio: Di mestiere faccio il paesologo…e me ne vanto


03.12.2011 - Maria Cristina La Farina Catania Cerro

Chi si aspettava uno scrittore rigido e incravattato, sarà rimasto certo stupito dalla presenza scenica di un autore importante (ma profondamente alla mano), in grado di catturare l’attenzione del pubblico al di là delle tradizionali operazioni di marketing. Franco Arminio è così. Un po’ lento e poi rock e poi di nuovo lento (come direbbe Adriano Celentano). L’autore di Bisaccia, giunto ad Hamletica Libri di Maddaloni lo scorso 25 novembre, ha dialogato con il giornalista Lucio Bernardo, raccontando la sua Italia, quella fatta di paesi invisibili e paesi giganti del Sud.

“Terracarne”, il suo ultimo lavoro, edito da Mondadori, è un vero e proprio inno all’amor patrio, che parte dalle piccole realtà della provincia irpina e percorre ampiamente le cicatrici amare di una terra ferita. Classe 1960, Arminio ha al suo attivo più di venticinque anni di produzione in versi e prosa. Ma il successo contemporaneo è legato ad una scrittura semplice e raffinata, protagonista assoluta nei suoi lavori. Una nuova letteratura fatta di paesi e poesia che ha raggiunto le più disparate tipologie di pubblico. “Terracarne” è un libro fatto di impressioni, di segni e di suggestioni – racconta lo scrittore di Bisaccia. “Ho annotato ogni piccola sensazione – continua l’autore – registrando su carta una sorta di diario di viaggio, schietto e reale, senza eufemismi.

Si considera un paesologo, un uomo a metà strada tra l’amore per l’etnologia e la passione per la poesia. Un uomo che riesce a comporre solo dopo aver bagnato il corpo nella luce di un luogo. Un contatto così intimo da stimolare la realizzazione di un film documentario creato da Andrea D’Ambrosio e dal titolo illuminante: Di mestiere faccio il paesologo. Il suo lavoro è un esempio per chi ha nel cuore il proprio paese d’origine e che per i motivi più disparati non riesce più a viverci, ma non riesce neppure a lasciarlo.

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