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Sut (Milk)


02.09.2008 - Davide Ferrara

Una donna legata a testa in giù sputa a poco a poco un serpente dalla bocca.
Si apre con questa scena dal forte impatto emotivo Sut, il primo lungometraggio del turco Semih Kaplanoglu. Pensiamo subito. Passano altri due minuti e, purtroppo, la pellicola si “perde” totalmente e non si riprenderà più fino alla fine. Yusuf, ragazzo alquanto taciturno, ha come unica passione la poesia e nutre un grande amore per la madre. Ma il suo grande problema è che non riesce ad affrontare in maniera serena il passaggio dall'infanzia all'età adulta. Il soggetto sembra interessante, ma la grande pecca di questo film risiede indubbiamente nella sceneggiatura: dialoghi scarni ed estremamente lenti, pesanti, spesso senza senso alcuno. Peccato, perché una certa bravura registica non sembra mancare al cineasta turco: colpiscono particolarmente i movimenti di macchina “puliti”, e il quanto mai essenziale utilizzo di campi lunghi, funzionale alla rappresentazione del vuoto esistenziale ed emotivo del giovane. I silenzi e la completa assenza di una colonna sonora si rivelano delle precise scelte registiche, volte ad accentuare e sottolineare il senso di “inadeguatezza” del ragazzo nei confronti della società in cui vive. Una società, a sua volta, in conflitto con sé stessa, perché non in grado di gestire il passaggio da un'economia rurale a una di tipo industriale. Tutto questo, comunque, non riesce a limitare i numerosi sospiri di rassegnazione e sconforto tra il pubblico in sala. Nel complesso Sut si rivela un film ben costruito a livello registico, ma compromesso pesantemente da una sceneggiatura che sguazza nella mediocrità più totale.

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