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Margaret Thatcher: la Lady di burro


25.01.2012 - Valeria Roccella

 

"Essere potenti è come essere una donna.
Se hai bisogno di dimostrarlo vuol dire che non lo sei."  
Margaret Thatcher
 


Una donna determinata, forte, inamovibile, potente, autocratica, combattiva e dura come il ferro:  questa per tutti è Margaret Thatcher, l'unico Premier donna finora nella storia della Gran Bretagna, la prima leader del Partito Conservatore (comunemente chiamato Tory) che è stata in carica consecutivamente per ben 11 anni  (tre mandati dal 1979 al 1990, anno in cui ha dato le dimissioni) e che ha portato al successo il centro-destra per così tanto tempo, l'unica che è stata amata e odiata in maniera incommensurabile dal popolo inglese.
Soprannominata da tutti "la Lady di Ferro" per il suo essere di polso fermo e molto ferrea in tutte le sue decisioni, il suo Thatcherismo si farà strada e farà scuola per molti anni a venire (molte sue idee e leggi, seppur spesso contestate, sono tuttora state mantenute). 

 

 

Conoscendo la sua storia ci si aspetta un un film biografico, storico, politico fino all'osso...ma non è così.
The Iron Lady spiazza subito lo spettatore, porta più l'attenzione alla sua storia attuale, spoglia la sua vita di ribalta e successo da quel personaggio conosciuto da tutti togliendole la maschera di rigida e insensibile e lasciandola nuda.
La regista Phyllida Lloyd (Mamma Mia!), inisieme alla sceneggiatrice Abi Morgan (Shame), spiega infatti che:

"Il pubblico resterà molto sorpreso da quanto apolitico è il film! Non si tratta infatti di un film politico, ma di un film quasi shakespeariano.
È la storia di una grande leader, al tempo stesso meravigliosa e imperfetta in tutti i sensi.
È una storia sul potere, sul tracollo a causa del potere e sull'epilogo della vita di un individuo che ha condotto un'esistenza traboccante di intensità sul piano professionale che all'improvviso finisce.
Ma per molti aspetti è una storia universale, è uno specchio dell'esistenza di ognuno di noi, amplificata dalle dimensioni enormi ed epiche della vita che ha vissuto lei.
È la storia di quello che accadrà a tutti noi quando le nostre carriere si concluderanno, quando perderemo le nostre capacità e dovremo affrontare la vecchiaia."

 

 

Quindi per chi attendeva una pellicola differente storcerà un po' il naso, soprattutto se conosce bene la storia contorta ed epocale della Thatcher, ancor di più nel vederla e immaginarla così: sola, vecchia, debole, malata e malinconica.
Una donna che, nonostante tutto, dietro quella corazza di ferro è in realtà solo una donna di burro che ha conservato e nascosto a tutti per tutti questi anni, persino a sé stessa.
Come quel panetto di burro che cercava di mettere in salvo e coprire quando era giovane durante la Seconda Guerra Mondiale, come quel burro morbido che il suo adorato marito Denis (soprannominato ironicamente da molti "The First Husband") spalmava  con amore sul pane ogni mattina a colazione.
Bisogna vederla con occhi totalmente diversi dal solito.
Dopotutto la sceneggiatrice infatti afferma che:

"Spero che il pubblico percepisca il film come un avvincente e intrigante studio sul potere e lo giudichi come un'opera di finzione e non come un documento, altrimenti lo apprezzerebbe solo in parte e resterebbe deluso rispetto ad aspettative sproporzionate.
Come figura pubblica la Thatcher era un'icona, ma la figura privata e intima della donna era molto diversa. Per me è un approccio creativo alla sua vita."

 

 

Margaret  (interpretata magistralmente da una splendida Meryl Streep anche nella pronuncia - nonostante la bravura della Di Meo il doppiaggio non le rende merito) diventa come il famoso commesso viaggiatore di Arthur Miller vagabondando nell'oblio della sua mente fino ad arrivare, in un momento di lucidità, a lasciar andare finalmente via il suo amato Denis facendolo "morire" per sempre.
Una storia quindi diversa, più intima, che alla fine lascia anche un po' di sconforto: nonostante tutto vedere una persona considerata sempre "di ferro" ormai inerme alla vita fa proprio male e fa sentire tutti un po' indifesi e impotenti al proprio triste destino...in fin dei conti siamo tutti uguali.

 

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