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Intervista a Myazaki Ayao


03.09.2008 - Valentina Iuffrida

Myazaki, come mai ha sentito l’esigenza di realizzare un film d’animazione rivolto principalmente ai bambini?

Molte persone nel mio staff hanno avuto dei bambini di recente e questo è stato l’input. Poi questa è una favola tradizionale giapponese con significati molto particolari e mi andava di raccontarla. Una favola che ricorda la Sirenetta di Andersen...è vero ma solo in un secondo momento ho pensato alla Sirenetta.

Il personaggio di Lisa a chi si ispira?

Non mi sono mancati i modelli: mi sono ispirato alle donne del mio staff, donne molto forti, indipendenti.

Ci sono molti riferimenti a Wagner, sentiamo anche la Cavalcata delle Valchirie, come mai?

Ponyo torna a casa nel mare, cavalca le onde, mi sembrava pertinente.

Questo suo film è stato realizzato senza l’aiuto della computer grafica, ci spiega a cosa è dovuta questa scelta?

Il digitale è una cosa estremamente utile, tuttavia in questo modo si rischia di indebolire la forza dell’animazione. La forza dell’uomo, la matita.

In questo film ci sono 170.000 quadri complessivi realizzati senza la computer grafica. Sappiamo che ha amato molto l’Ophelia di Millais, che è rimasto per molto tempo a osservare il dipinto alla Tate Gallery di Londra: trae ispirazione anche dalle opere del passato dunque?

Faccio animazione da 40 anni, oggi siamo arrivati a un punto massimo in cui sembra impossibile andare oltre: guardando alle opere del passato si può capire quanto siamo grandi e quanto ancora siamo in grado di fare.

E per quanto riguarda il futuro, cosa dice delle nuove generazioni?

Ho 67 anni, la mia prossima opera probabilmente sarà realizzata quando ne avrà 70, quindi avrò bisogno delle idee delle nuove generazioni.

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