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Settimana della Critica: Pranzo di Ferragosto


04.09.2008 - Dario Parascandolo

Una commedia sulla vitalità e la ricchezza dei "vecchietti", ma anche sulla loro solitudine e vulnerabilità, in un mondo che cammina a passo accelerato senza sapere dove andare, dimenticando la propria storia. Gianni Di Gregorio, già co-sceneggiatore di Gomorra di Matteo Garrone, dirige e interpreta un film breve ma intenso, nella rappresentazione della bontà dei sentimenti.
Da premiare il coraggio nel mettere in scena il vero universo della terza età, troppo spesso escluso, quando non dimenticato, da un mondo che tende solo a verificare i propri profitti e produttività. I momenti più riusciti del film, girato prevalentemente all'interno di un piccolo appartamento e con una scarna fotografia, sono offerti proprio dalle variopinte personalità delle nonne, sin dal primo istante in cui entrano nella casa di Gianni: mentre sua madre, probabilmente donna bella e affascinante negli anni migliori, è ancora attenta nel truccarsi sino a tramutarsi, inconsapevolmente, in una maschera grottesca, ogni ospite è un pittoresco quadro di vizi e virtù. Dalle scadenze metronomiche di assunzione di farmaci, alle dietetiche abitudini alimentari. Sino alla pretesa della tv prima di dormire.
Il risultato? Uno sconsolato Gianni che compie l'intero tour di Roma per acquistare il pesce per il pranzo di Ferragosto, cucinato con meticolosa attenzione, in barba a tutte le proibizioni che impone l'età senile. L'occhio di Gianni Di Gregorio guarda alle sue nonne con divertita tenerezza, enfatizzando l'aspetto umoristico della terza età e, sebbene ascolti con noia i loro racconti di una gioventù gloriosa e pieghi il capo a ogni capriccio, ama, e ci fa amare, le sue "vecchiette". Senza mai scadere in una banale retorica.

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