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Un Monde Nouveau (Un mondo nuovo)


04.09.2008 - Davide Ferrara

La rassegna Questi fantasmi sforna dal passato un vero e proprio capolavoro perduto di Vittorio De Sica: Un monde nouveau (Un mondo nuovo). Il film, girato nel 1966, è semi-sconosciuto ai più, e la versione presentata alla Mostra ha anche il pregio di essere stata completata con sei minuti aggiuntivi, tagliati dalla censura dell'epoca. Diciamo subito che, guardando la pellicola e analizzando la storia, non sembra di assistere ad un film del Maestro napoletano, quanto piuttosto ad un'opera della Nouvelle Vague: i movimenti di macchina dinamici e di ampio respiro ci ricordano il miglior Godard, mentre le inquadrature strette e soffocate sembrano appartenere all'estetica cinematografica di Louis Malle. 
È un De Sica sorprendente e “sfacciato” quello che si cela dietro la macchina da presa: affronta tematiche scottanti (specie per l'epoca) come l'aborto clandestino, in maniera estremamente moderna ed interessante. Non vi è retorica alcuna nel disorientamento che vivono i due protagonisti.
La sceneggiatura di Zavattini e la messa in scena rasentano la perfezione: l'efficace utilizzo di primi piani serrati rende possibile e quasi naturale l'immedesimazione del pubblico con le vicissitudini della coppia. Altro elemento fondamentale nell'economia della pellicola è il suono: il ragazzo sogna di intraprendere la carriera di fotografo, staccandosi dai dettami del padre, e la sue fantasie sono accompagnate costantemente dalla voce di sottofondo della radio che annuncia un nuovo attacco americano ad un campo vietnamita. Poi, vi è il grido della lotta: nelle piazze parigine gli studenti cominciano a richiedere ad alta voce il riconoscimento dei loro diritti e, soprattutto, il cambiamento di una società vecchia e stantia, nella quale non si identificano più. Sognano la nascita e lo sviluppo di “un mondo nuovo”, per l'appunto. E i due protagonisti sono solo apparentemente distaccati da ciò che accade a pochi metri dalla loro casa: in realtà quelle urla di protesta e cambiamento echeggiano prepotentemente nei loro spiriti, spingendoli finalmente a osare. La società appare non adatta alla crescita di un bambino, ma un barlume di speranza sembra affiorare là fuori. Ed è a quest'ultima ancòra di salvezza che De Sica indica alla giovane coppia (e, idealmente, alle nuove generazioni) di aggrapparsi, con vigore e coraggio, nel momento in cui deciderà di “vivere” veramente.

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