05.09.2008 - Maria Rosaria Donisi Come un caleidoscopio per bambini, Carmelo Bene inserisce nella sua opera segni alla deriva, idiosincrasie create dall’asprezza delle parole. «Si può impazzire una volta sola»; Bene aveva un alto concetto di sé e della novità che portava in scena. È stato un eminente uomo di teatro, scrittore e regista cinematografico. Primo di sette film, Nostra Signora dei Turchi è il più importante, il più totale, il più libero e il più creativo. Tratto dal romanzo omonimo, dopo una versione teatrale, il film fu presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1968. A quaranta anni dall’uscita del film, Venezia ricorda Carmelo Bene, celebrando la sua opera e la sua personalità. Giocato interamente sull’uso della phonè, il film è imperniato interamente sull’estro e sulla creatività dell’artista. Voce, respiro, cambi continui di toni e gesti che scompongono ogni meccanicismo della natura umana. Formidabili i dialoghi; Bene non punta al contenuto, piuttosto alla distruzione di esso, attraverso la parola vibrante che emoziona, scalfisce e interrompe il flusso vitale. Non c’è trama, ma impeto, sussulto, suggestione. Girato in ektacrome, pellicola dai colori intensi e vivaci, appartiene a quella corrente del cinema underground che negli anni ’70 vide numerosi registi italiani cimentarsi con la sperimentazione. Dai racconti di Lydia Mancinelli e di Mario Masini scopriamo che non c’era una vera e propria sceneggiatura, ma di volta in volta venivano girate sequenze straordinarie. Nostra Signora dei Turchi perse il suo viaggio verso il Leone d’oro, ma la pellicola è il contrassegno di una lezione di cinema che non si impara sui libri. |

Regia: Carmelo Bene
Sceneggiatura: Carmelo Bene
Fotografia: Mario Masini
Montaggio: Mauro Contini
Musiche: Carmelo Bene
Interpreti: Carmelo Bene, Lydia Mancinelli, Ornella Ferrari, Anita Masini, Salvatore Siniscalchi, Vincenzo Musso
Produzione: Giorgio Patara
Italia 1968
142’
Uno scrittore ha confuso il ricordo della strage compiuta dai Turchi a Otranto. Tentando di ricostruire la vicenda storica si immedesima in una delle vittime. Incantato da questa dimensione surreale gli appare Margherita, una donna vestita da Santa Maria d’Otranto. Deliri ascetici, visioni febbrili e allucinazioni, interrompono la relazione con l’affascinante creatura. Correva l’anno delle contestazioni dell’Associazione dei registi che, determinati nel voler abolire il Festival, organizzarono una contro Mostra del Cinema a Mestre.
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