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L'Exil et le Royame


09.09.2008 - Valentina Iuffrida

«In tutti gli altri peasi europei non è così. In Italia non è così. Anzi no scusa, lascia perdere quel paese…». Queste le parole di un rfifugiato politico che si trova sul suolo francese. Cerca di far capire al suo interlocutore che il decreto di Sarkozy del 2002 (allora ministro degli interni) di far chiudere i centri di accoglienza di Calais e Sangatte, ha raggiunto l’unico scopo di costringere le persone che sbarcano in Francia, in cerca di asilo politico, ad accamparsi sul suolo pubblico e ad essere inseguite dai celerini tutte le notti. Fa un paragone con gli altri paesi europei, per dimostrare che questa non è la soluzione. Ma in Italia la condizione di chi è in fuga da paesi ostili, non è poi così diversa. Andreï Schtakleff e Jonathan Le Fourn realizzano per la 65ma Mostra del Cinema di Venezia il documentario L’Exil et le Royame, per raccontare un tema attualissimo come quello dell’immigrazione. Tre sono i testimoni principali, le cui vicende attraverso la notte francese, che costruiscono il quadro complesso di un problema che non è soltanto politico ma anche sociale. Troppe però sono le voci riportate, troppi i punti di vista, il racconto diventa confusionario, a tratti incomprensibile, ad esempio quando si deve decifrare una conversazione in un anglo-francese maccheronico. Chiari gli intenti, ma il quadro d’insieme risulta sfuocato: i due autori impiegano più di due ore per spiegare la condizione di chi deve fuggire dal proprio paese di origine e non si vede riconosciuto il diritto di asilo, semplicemente in attesa di poter passare in Inghilterra per cercare un lavoro. Ma, con una narrazione molto lenta, le immagini a tratti indecifrabili, si fa fatica a seguire il filo del discorso. Il tema avrebbe meritato maggiore precisione, e sintesi.

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