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Intervista a Corrado Siddi


02.04.2009 - Maria Rosaria Donisi

Intervista a Corrado Siddi, interprete dello spettacolo Il Lottatore
 

Dalle prove a tavolino alla messinscena. Che tipo di lavoro avete fatto voi attori con il regista Fabrizio Ansaldo?

Si è instaurato da subito un buon rapporto. Fabrizio è un bravo autore - ricordiamoci che ha vinto la seconda edizione del premio Fersen per il teatro con il monologo Amanda - ha sicuramente tante cose da dire, ma è sempre faticoso lavorare con l'autore che è anche regista dello stesso spettacolo. Non ci si può appellare al testo cercando vie di fuga per vezzi interpretativi poiché l'autore ce l'hai di fronte!

Parliamo della tua interpretazione. Ne Il Lottatore a livello vocale il tuo personaggio è molto contenuto, quasi meccanico e robotico, mentre il gesto fa da padrone. Hai dovuto quindi lavorare nel togliere espressività, nell'asciugare, per dare spazio a un teatro di corpo?

Rispetto alla nemesi del mio personaggio, che fa da controparte femminile (Ivan Ristallo) , il mio ruolo tende a meccanizzare il proprio essere. Si tratta ovviamente di una scelta registica che prevede l'atteggiamento caratterizzato dagli automatismi. Per cui la voce robotica è venuta fuori di conseguenza. Si tratta infatti di un personaggio in bilico tra l'essere un ragazzo e un uomo, che ha però già superato l'età della pubertà; una sorta di figura che esprime concetti universali, forte della sua entità, ma allo stesso tempo fotocopia dell'essere umano, che anela all'essere uomo, ma è solo un immagine sbiadita.

La tua carriera è stata segnata anche dal Musical, genere teatrale in cui le tecniche espressive e comunicative sono maggiormente amplificate. Cosa ha significato per te lavorare in questa  nuova direzione?

Ho iniziato col Musical, anzi, ancor prima col canto all'età di 15 anni. Ma sin dai primi corsi di recitazione che ho seguito nella mia città natale, a Cagliari, ho avuto l'opportunità di studiare anche in un'altra direzione. Con il Metodo Lecoq ad esempio, che per l'appunto punta sulla comunicazione non verbale, sull'esperienza pregressa, su un teatro fisico e sul recupero della maschera. La Scuola Professionale di Musical (Bernstein School of Musical Theatre) che ho frequentato a Bologna è molto completa dal punto di vista della recitazione. Essere eclettici secondo me non è un male. L'attore ha il dovere di aprirsi a varie esperienze.

Porterete ancora in scena lo spettacolo de Il Lottatore?
Abbiamo delle richieste per Bologna e non è da escludere un nostro ritorno a Roma.

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