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Skellig


16.10.2009 - Marco Boccia

La prima cosa che va sottolineata è l’intensità interpretativa di Tim Roth. Non importa quale sia il ruolo che gli viene affidato, lui, riesce sempre ad essere superbo, riesce sempre ad essere perfettamente aderente al personaggio, dimostrando, ancora una volta, tutta la sua duttilità.

Detto questo, Skellig diretto da Annabel Jankel e tratto dall’omonimo romanzo di David Almond, considerato un capolavoro della letteratura per bambini, è un film che, nonostante la materia trattata, non riesce a coinvolgere. Gli ingredienti ci sarebbero tutti, per dar vita ad un buon film, il problema è che la ricetta viene seguita troppo alla lettera, dando come risultato un prodotto pastoso e a tratti pesante. Una favola, ha bisogno di leggerezza, di agilità, tutte cose che in questa pellicola scarseggiano, restituendo al pubblico in sala una storia priva di ritmo che anziché aggiungere, sottrae qualcosa al genere fantasy. La cosa migliore di tutto il film forse, oltre ovviamente al già citato Roth, è lo spot a favore della natura. Un mondo quello vegetale e animale che ricopre un ruolo fondamentale nella narrazione, riuscendo ad essere un elemento persuasivo, suggestivo e rassicurante, un rifugio che può alleviare qualsiasi male, una natura quella raccontataci dalla Jankel che smentisce l’idea leopardiana della stessa. Insomma, senza infamia e senza lode. 

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